Sudafrica in bianco e nero PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Lonigro, Milano (Italy)   
Lunedì 17 Maggio 2010 17:30

Marco-Buemi-Il-Sudafrica-in-bianco-e-neroNon basta trasformare un'isola in un museo a cielo aperto per mettere pace nella memoria di un popolo. Se poi l'isola in questione è Robben Island, dove, a pochi chilometri da Cape Town, sono stati reclusi dissidenti politici come Nelson Mandela, il simbolismo della riqualificazione non serve a ricucire le lacerazione nella società.

In Sudafrica la riabilitazione della memoria, attraverso i musei dell'apartheid, e la legiferazione antirazziale sono state più veloci della coscienza collettiva, e a due decenni dalla fine del regime di segregazione, bianco e nero mantengono ancora confini distinti, in cui non c'è ancora posto per le sfumature.


Senza colori sono anche gli scatti di Marco Buemi, raccolti nel suo libro Sudafrica in bianco e nero (Infinito edizioni), in cui ai testi si alternano i momenti di un reportage fotografico fatto di volti, insegne, luoghi, tra Cape Town e Johannesburg, immortalati durante un viaggio di quaranta giorni percorrendo quasi 7.000 chilometri.
«Oggi in Sudafrica - racconta Buemi, esperto di diritti umani per l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali - i principi di uguaglianza sono ben sanciti sulla carta e tutte le leggi sono a favore delle pari opportunità e garantiscono le libertà e i diritti umani. Ma 16 anni sono pochi per cambiare un paese e in realtà il razzismo da "ufficiale" è solo diventano "non ufficiale"». «La segregazione - continua il fotoreporter - esiste ancora. Bianchi e neri frequentano posti diversi, vivono in luoghi diversi e non amano incontrarsi».


Il Sudafrica sta cercando di superare le contraddizioni interne e di fare i conti con quelli che sono i postumi del razzismo. La criminalità, il business della sicurezza personale, le discriminazioni sono problemi concreti da affrontare con un politica scolastica adeguata e una maggiore attenzione alle condizioni di disagio e povertà. I "comandamenti" di Mandela, che l'autore di Sudafrica in bianco e nero riporta in prefazione a ogni capitolo del libro, sono ancora linee guida per il futuro.


Non tutto questo affiora dalle foto di Buemi. Gli scatti non sono drammatici, non evocano i contrasti di una società in cammino per rinsaldare le sue membra. I volti immortalati in momenti quotidiani raccontano le loro vite. Se ne immagina il lavoro, le azioni immediatamente successive. «Voglio - conclude Buemi - che le mie foto documentino la realtà di tutti i giorni. Voglio che emerga il volto autentico delle persone, lontano dai ritratti offerti dai media solo in situazioni cruente o di emergenza».


L'omicidio di Eugène Terre'Blanche, leader del movimento di resistenza afrikaner, ha riacceso il dibattito sulla situazione razziale in Sudafrica, rendendo visibile tutta l'attualità dell'apartheid. Le conseguenze della storia sono nelle violente disparità sociali e solo negli ultimi anni si è assistito all'ascesa di una classe media di colore, che non ha ancora messo in discussione la predominanza bianca delle élite né tanto meno la concentrazione del capitale e le discriminazioni salariali. La tentazione, quando si tratta di condurre cambiamenti storici epocali (come la transizione dalla politica di segregazione alla proclamazione dell'uguaglianza), è quella di non forzare la mano, la tradizione, i costumi. Tra il 1990 e il 1994 i governi non diedero impulso ai cambiamenti sociali, lasciando intatte le dirigenze e garantendo gradualmente pari opportunità alla maggioranza nera.


Oggi la diffidenza tra i boeri e gli indigeni non è diminuita. Gli agricoltori bianchi continuano a sentirsi minacciati dalla "caduta" della segregazione e tra i neri la povertà induce a una recrudescenza nei confronti dei coloni. «I tempi - spiega Buemi - sono stati forse più lunghi del previsto ma non in disaccordo con quelli fisiologici della storia sociale. Il problema è che neri e bianchi hanno una visione diversa dell'apartheid, rendendo così impossibile ricucire le fila di un passato comune, ritrovandosi in una interpretazione univoca della loro storia».

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