| Un rap per Assaman |
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| Scritto da Amir Issaa, rapper romano |
| Mercoledì 21 Ottobre 2009 15:13 |
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Io qua ci sono nato Io non sono mio padre Non sono un immigrato Non sono un terrorista Non sono un rifugiato Mangio pasta e pizza Io sono un Italiano.
Mi chiamo Amir come tu ti chiami Mario Non vengo dal deserto, col turbante e il dromedario Non ho una bancarella, io non vendo tappeti Non sono un clandestino, non faccio il lavavetri.
Chiamami infedele Perché il mio sangue è impuro Non mi devi accettare, io sono già il futuro. Io non mi vesto male, non mi sento sfigato Non sono un ricercato, non mi chiamo Bin Laden.
Sono cresciuto qua, sotto le vostre case. Mi chiami per votare, per fare il militare Mi chiedi i documenti Te li mostro tranquillo in italiano Ma dal cognome fatichi a capirlo.
La gente m’ha scambiato, per il solito immigrato E su un giornale han scritto, che sono musulmano.
Non vengo in trasmissione, per fare più colore E la prossima volta, attacco il conduttore Ancora che mi chiede se mi piace il Kebab, se mi piace il cuscus, se faccio il Ramadan.
Lasciatemi cantare Perché ne sono fiero Io sono un italiano Un italiano vero.
Non faccio il muratore, non vendo gli accendini Io sono andato a scuola, insieme ai vostri figli La mia generazione, è il tuo incubo peggiore E non puoi controllarla, dal nome e dal colore.
Con gli occhi da cinese, capelli da africano Ci prendiamo le strade, da Palermo a Milano.
Figlio di un albanese Figlio di un egiziano Figlio di questa terra Sono un nuovo Italiano.
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Non mi devo integrare