| Sindacati tra lavoro e immigrazione |
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| Scritto da Alessandro Socini, Milano (Italy) | ||||||
| Mercoledì 09 Dicembre 2009 17:09 | ||||||
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Emerge uno spaccato molto nitido del mondo del lavoro dal sondaggio sul rapporto tra lavoro e immigrazione. Un dibattito a questo proposito, svoltosi nella sala lauree della facoltà di scienze politiche dell'università Statale di Milano, intitolato «Il lavoro è legalità. Il lavoro è integrazione», e organizzato dalla Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, ha messo sul piatto molte questioni a proposito.
L'idea di presentare un rapporto di ricerca sulla percezione dei lavoratori sull'integrazione e sul ruolo dei sindacati deriva dai recenti dati che stabiliscono che gli stranieri sono 1 ogni 11 residenti in Italia, e addirittura 1 su 7 residenti a Milano. Queste statistiche si riflettono naturalmente nel mondo del lavoro, con una percentuale crescente di lavoratori stranieri. La maggior parte dei lavoratori immigrati proviene dal nord Africa, dall'Europa dell'est, dalla Cina e dalle Filippine e sono impiegati maggiormente nei settori dell'edilizia, dei servizi, dei trasporti, del commercio, del lavoro domestico e dell'assistenza agli anziani. Il rapporto nasce dalla collaborazione tra la Camera del Lavoro e l'osservatorio Ires e si pone l'obiettivo di fare luce sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro attraverso l'osservazione sia della fase di inserimento nel contesto lavorativo, sia del rapporto coi sindacati. Il campione intervistato è composto da più di trecento lavoratori, di età compresa tra i 26 e i 45 anni. Il 42,9 % del campione è straniero. Le prime domande vertono sulla soddisfazione dei lavoratori, che risulta essere sufficiente per gli italiani e scarsa per gli stranieri. Per entrambi comunque i rapporti con colleghi, datori di lavoro e sindacato sono buoni e ciò rende proficua l'atmosfera sul posto di lavoro. Anche i motivi di insoddisfazione più gettonati sono gli stessi da entrambe le parti: la retribuzione, la mancanza di coinvolgimento nelle scelte aziendali e il poco tempo a disposizione per dedicarsi alla famiglia. Nonostante la retribuzione faccia storcere il naso sia agli italiani che ai non italiani, il sondaggio ci informa che il 50% dei lavoratori milanesi prende tra i 1100 e i 1500 euro al mese, mentre il 48,1 % degli immigrati prende tra i 750 e i 1000 euro. Lo squilibrio tra i due stipendi è netto, ma gli stranieri non sembrano percepirlo, poiché si lamentano a priori di prendere poco, e non meno. La ricerca indaga poi sui comportamenti discriminatori all'interno di fabbriche e uffici. Alcuni lavoratori italiani affermano di esserne stati testimoni, mentre più del 50% degli stranieri risponde di averne subiti. I casi più frequenti riguardano il non rispetto della religione, il mobbing, le molestie, gli insulti e il non rispetto del contratto di lavoro. Per gli italiani il primo motivo che porta i datori di lavoro o i colleghi a discriminare i lavoratori immigrati è il colore della pelle e i tratti somatici, seguito dalla diversa nazionalità. Gli stranieri invece invertono l'ordine, poiché ritengono la provenienza la prima causa di discriminazioni. Il sondaggio si chiede infine quali siano gli aspetti principali che inducono le imprese ad assumere del personale straniero. Primo motivo, secondo gli intervistati, è la difficoltà di reperire manodopera italiana (difficoltà numerica e pecuniaria). In secondo luogo i migranti garantiscono la massima flessibilità. Un'altra ricerca svolta da Survey ha invece analizzato i rapporti col sindacato ponendo in rilievo tre dati significativi. Innanzitutto il primo contatto tra immigrati e sindacati, che avviene principalmente sui luoghi di lavoro, con i delegati. Il secondo è un dato: ben il 37, 1 % dei lavoratori immigrati partecipa attivamente alle attività sindacali. Infine emerge dal sondaggio che il sindacato viene visto come vero e proprio punto di riferimento, unico vero strumento attraverso cui si possono acquisire e difendere i propri diritti. I sindacati sembrerebbero stare operando bene nel territorio milanese, ma per l'integrazione deve fare di più. Un ultimo dato: nella conta degli immigrati iscritti Cisl batte Cgil.
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