Mozambico, 10 milioni di cittadini alle urne PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlotta Garancini, Milano (Italy)   
Mercoledì 09 Dicembre 2009 17:38
colori-del-MozambicoRIDSono 10 milioni gli elettori chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente del Mozambico e rinnovare gli organi politici e provinciali. E' il quarto voto democratico per il Paese dalla fine della guerra civile.

La sfida elettorale vede contrapposti i due partiti storici che, tra gli anni '80 e '90, si sono fronteggiati in un sanguinoso conflitto: da una parte il Fronte per la liberazione del Mozambico, attualmente al potere con il presidente Armando Guebuza, dall'altra parte la Resistenza nazionale del Mozambico guidata da Afonso Dhlakama. Un terzo candidato alla presidenza è Daviz Simando, sindaco di Beira, la città più importante dopo la capitale Maputo, e fondatore, nove mesi fa, del Movimento Democratico del Mozambico, a seguito di alcuni dissidi interni alla Renamo.

Secondo le previsioni, la vittoria dovrebbe andare a Frelimo con la riconferma della presidenza di Guebuza e della maggioranza del partito in Parlamento. Concorda con questo parere Raffaele Masto di Radio Popolare, esperto di questioni africane: «Di solito in Africa alle elezioni si riconferma quasi sempre il presidente uscente, e in questo caso sarebbe positivo perché Guebuza ha governato conferendo stabilità al Paese. Forse i giovani, più inclini al cambiamento, potrebbero votare per l'opposizione, ma è difficile fare previsioni di questo tipo».

Unità nazionale, pace e sviluppo sono state le promesse elettorali del presidente attualmente in carica, mentre Dhlakama ha invocato la fine del potere del Fronte di liberazione, che tiene sotto controllo tutto quanto accade nel Paese. Lo ha fatto in un comizio finale nel cuore della capitale, un evento eccezionale: «Guebuza ha garantito anche una certa pluralità e democrazia, lasciando l'opposizione libera di esprimersi - spiega Masto -. Permettere che avvengano le elezioni e che si svolgano in maniera trasparente è già molto per un paese africano».

Fu il Fronte per la liberazione del Mozambico a conquistare l'indipendenza del Paese nel 1975 dopo una lunga guerriglia contro il dominio portoghese. Ci riuscì grazie all'aiuto dell'Unione Sovietica, che giunse dopo l'allineamento del Fronte su politiche socialiste. Proprio questa alleanza portò alla nascita della Renamo, un movimento armato anti-comunista che, sostenuto dai governi del Rhodesia e del Sud Africa, cercò di sconfiggere il Frelimo attraverso una lunga guerra civile. Il conflitto, iniziato negli anni '80, portò a gravi carestie e provocò migliaia di morti, oltre a un milione di profughi. Si concluse nel 1992 grazie alla mediazione delle Nazioni Unite, che intervennero dopo la pace elargendo al Paese importanti aiuti umanitari, e del fondamentale lavoro svoltò dalla Comunità di Sant'Egidio nelle trattative tra le fazioni opposte.

Impoverito dagli anni del conflitto, il Mozambico non poteva contare, per la ripresa economica, né sull'agricoltura, poiché la maggior parte dei campi erano seminati di mine antiuomo, né sulla debole industria. Nel 2000 un ciclone colpì il Paese aggravando la situazione. Presidente dal 2005, Guebuza ha puntato sullo sviluppo economico del Mozambico attraverso una politica più liberista, intrapresa dal partito già alla fine della Guerra Fredda, e concentrandosi sulle esportazioni, settore in cui l'Italia è il primo partner.

«Oggi il Mozambico resta uno dei Paesi più poveri al mondo, ma cerca di muoversi verso un certo sviluppo economico - aggiunge Masto -. La scommessa del futuro è quella che punta sulla realizzazione di infrastrutture, indispensabili per lo sviluppo. Il Paese ha potenzialità altissime: può contare sulla ricchezza di risorse e sull'agricoltura».

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