Vecchi e nuovi muri: Zimbabwe e Botswana PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Bagnoli, Milano (Italy)   
Mercoledì 09 Dicembre 2009 17:44
Una rete metallica alta 2 metri che corre per 200km. In cima, ampie volute di filo metallico attraversate dall'alta tensione, dissuadono dall'idea di scavalcare. Da una parte sta il Botswana, dall'altra lo Zimbabwe: le due antitesi dell'Africa australe. Lo Zimbabwe ha l'economia in ginocchio ed è dilaniato da conflitti politici. Le elezioni del 29 marzo 2008 hanno riportato al potere, con brogli secondo gli osservatori UE, il Presidente uscente Robert Mugabe, in carica dal 1987. Dopo mesi di scontri, Mugabe e il suo sfidante Morgan Tsvangirai si sono spartiti il potere: Mugabe è capo dello Stato, Tsvangirai Premier. I contrasti, tuttavia, non si sono mai totalmente appianati. L'economia del Paese è in recessione e non ci sono segnali di ripresa.

Da due anni a questa parte, la popolazione è stata colpita da un'epidemia di colera «con mortalità superiore alla media secondo quanto riferito dai bollettini OMS», afferma la professoressa Roberta Pellizzoli del centro dipartimentale di Studi storici e politici su Africa e Medio Oriente dell'Università di Bologna. Anche le mandrie bovine sono state falcidiate da un virus che colpisce zampe e bocca.

L'epidemia ha toccato anche i bovini del Botswana, arrecando gravi perdite allo Stato. Dalla capitale Gaborone, il governo botswano afferma che la barriera è stata eretta proprio per preservare gli animali da ulteriori contagi.

Ma questo non è l'unico motivo. Molti zimbabwiani, in anni passati, sono fuggiti per rifugiarsi in Botswana. Oggi questo è reso impossibile dalla barriera. «È chiaro che la barriera oltre allo scopo di limitare la migrazione di animali con il "foot and mouth disease" ha anche quello di limitare le migrazioni degli zimbabwani verso il Botswana, specialmente dopo l'epidemia di colera di due anni fa. Il Botswana, infatti, è uno degli Stati più ricchi della regione, grazie all'industria diamantifera, all'allevamento e al turismo», afferma Roberta Pellizzoli.


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