Malnutrizione, rapporto di Medici senza frontiere PDF Stampa E-mail
Scritto da Ambra Notari e Chiara Avesani, Milano (Italy)   
Mercoledì 09 Dicembre 2009 17:49

copertina_msf_2007Vertice sulla sicurezza alimentare della Fao a Roma: Medici senza frontiere diffonde un rapporto sull'Insicurezza alimentare. La relazione è stata presentata a Milano al Circolo della Stampa, dal direttore generale di Msf, Kostas Moschochoritis, con gli interventi di Gianni Rufini, docente di peacekeeping e aiuto umanitario; Carlo Filippini, docente di economia politica alla Bocconi e la mediazione del professore Vittorio Emanuele Parsi, docente di relazioni internazionali della Cattolica.

Negli ultimi venti anni sono aumentati i conflitti, le cosiddette "guerre guerreggiate", scontri di una violenza incontrollata, completamente estranei alle regole belliche. Proporzionalmente, quindi, è cresciuto il bisogno di attività efficaci in queste zone di guerra. Di qui l'intervento di Msf in Somalia, Darfur, Ciad, Gaza, Zimbabwe e Etiopia in tutto il 2008.

Operazioni che comportano non pochi rischi
Alla fine di marzo 2008 in Somalia sono morti tre volontari per un attacco da parte di sconosciuti; altri due sono stati sequestrati. Msf si è così vista costretta a ridurre alcuni progetti e a chiuderne altri. In Sudan, nel Darfur, ha abbandonato due delle cinque sedi operative a seguito della decisione del governo di Karthoum di espellere tutto il personale delle ong (non solo Msf, quindi). Il Ciad si trova in una precaria situazione di guerra continua, così come continua è la presenza di Msf sul suo territorio, anche se ad un livello inadeguato rispetto la gravità della situazione. In Zimbabwe, «un paese distrutto, senza servizi, all'interno del quale pochissime associazioni sono presenti», ricorda Moschochoritis, Msf sta combattendo contro un'epidemia di colera.

La lotta contro la malnutrizione e le malattie dimenticate
La denutrizione è una malattia vera e propria, concausa della morte ogni anno di un numero compreso tra 3,5 e 5 milioni di bambini sotto i due anni. 32 paesi vivono un'epidemia di malnutrizione, altrettanti soffrono di sottonutrizione.  L'Etiopia sta attraversando una gravissima epidemia di malnutrizione, che oggi si sta ripetendo. Si consideri, a fronte di tutto ciò, che nello Stato non esistono soluzioni strutturali. Spesso, infatti, Msf si trova a operare in luoghi dove in quel momento non esiste una soluzione politica.

Msf si occupa anche delle cosiddette "malattie dimenticate", come la tubercolosi. Tutti sanno di cosa di tratta, ma troppi ignorano lo stallo in cui si trova attualmente la ricerca medica che la studia: in Italia è ormai ferma da anni. La maggior parte delle zone che Msf copre sono situazioni completamente abbandonate anche dai media. L'associazione, composta da medici e giornalisti, si occupa anche di denunciare all'opinione pubblica le crisi dimenticate. Fanno parte di questo meccanismo anche numerosi volontari italiani, inviati soprattutto in Iraq, Haiti, Colombia e Etiopia; volontari che, qualche mese fa, erano in prima fila (come tutta Msf) per garantire il divieto di segnalazione da parte di medici e assistenti sanitari di immigrati irregolari, oltre che volti a difendere l'accesso alle cure per quest'ultimi nei Cie.

I volontari
Gianni Rufini sottolinea un'altra, spinosa, questione: negli ultimi anni un numero sempre maggiore di persone sceglie di gettarsi nel volontariato: chi perché vuole ritrovare se stesso, chi perché ama viaggiare, chi per fare bella mostra di sè. L'incremento degli ipotetici volontari e l'inverso indebolimento di quelle che dovrebbero essere le motivazioni che spingono a collaborare, hanno fatto sì che si stia vivendo un peggioramento globale nella qualità dell'aiuto, mettendo così a rischio l'imparzialità e la neutralità, oltre che l'autonomia. «Urge una revisione dell'aiuto volontario. Anche gli Stati devono rivedere le loro politiche. Si prenda il caso dell'Italia, la sesta potenza al mondo: nel campo degli aiuti umanitari è diciottesima, ultima tra gli ultimi», osserva Rufini.

Gli obiettivi del millennio
All'inizio degli anni Novanta il cosiddetto mondo civilizzato si era posto otto Millennium Development Goals, otto obiettivi da raggiungere entro il 2015. Uno di questi era diminuire sensibilmente, nel corso di questi 25 anni, la povertà estrema e la fame: «Sui 35/40 anni la percentuale di persone malnutrite e sottonutrite si è dimezzata. L'unico problema è che nello stesso arco temporale la popolazione è raddoppiata. Conclusione: non è cambiato nulla», puntualizza Filippini.

Davanti ad un'analisi così impietosa, Filippini propone alcune soluzioni, premettendo che a tutte si affianca un enorme punto di domanda (senza dimenticare poi che ogni Stato ha particolari necessità): questi suggerimenti necessiterebbero poi di adattamenti. Parla della necessità non solo di cibo, ma anche di regole e istituzioni, citando il premio Nobel per l'economia Amartya Sen: «Serve democrazia: se c'è democrazia, non ci saranno epidemie di malnutrizione». Sottolinea la necessità di istituire chiari diritti di proprietà, perché se nessuno, individuo, ente o associazione che sia, è proprietario di un bene, questo bene viene puntualmente sprecato. Infine, eliminare tutti i fattori di monopolio: l'assenza di concorrenza aumenta la fame.

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