Forum dell'editoria africana a Dakar PDF Stampa E-mail
Scritto da Cristina Lonigro, Milano (Italy)   
Mercoledì 09 Dicembre 2009 18:00
Editoria_LagosI leaders dell'editoria africana hanno mantenuto la promessa. A distanza di un anno dalla prima edizione dell'African Media Leaders Forum (Amlf), l'appuntamento si è rinnovato nella capitale nigeriana così come da proposito espresso nella cosiddetta Dichiarazione di Dakar, atto conclusivo del primo summit. Oltre cento testate tra giornali, radio e televisioni provenienti da 48 dei 53 paesi africani si sono riuniti fra il 4 e il 6 novembre a Lagos per tornare a parlare delle condizioni e delle prospettive dell'editoria nel continente africano.

Il forum si pone come diretta prosecuzione della discussione avviata a Dakar (Senegal) nel novembre 2008, quando proprietari e amministratori della realtà editoriale africana, uomini politici e un gran numero di giornalisti avevano inaugurato la riflessione sulla situazione e sui ruoli dell'editoria nel continente. L'incontro aveva prodotto nella fase di chiusura dei lavori la già ricordata Dichiarazione di Dakar, documento nel quale è espressamente definita l'anima ispiratrice dell'appuntamento e gli obiettivi che con esso si vogliono raggiungere. Tutto nasce dalla consapevolezza portata dai leaders dell'editoria autoctona del ruolo fondamentale che il mondo della carta stampata, nelle sue specifiche giornalistiche e narrative, può rivestire nel processo di sviluppo sociale, ideologico e democratico dell'Africa. Gli obiettivi sono altrettanto ben definiti: comprendere i bisogni delle case editrici al fine di incentivarne lo sviluppo; discutere il ruolo decisivo che gli editori possono giocare nel processo di sviluppo delle singole regioni; indirizzare la realtà giornalistica locale verso una maggiore cognizione etica.

Ottimi propositi che si rinnovano nell'edizione 2009, il cui tema è stato Formare il futuro dei media africani. L'idea di una collaborazione a livello di dirigenze editoriali che sia in grado di indirizzare le dinamiche locali su un cammino di emancipazione dalla povertà e dalla disinformazione risulta essere la strategia operativa messa a punto durante il summit. Un cammino che non può ignorare l'ingerenza dei sistemi politici locali e con i quali non è facile escludere una vicinanza da parte delle maggiori realtà editoriale. «Non è impossibile ma certamente difficile - spiega lo scrittore Enzo Barnabà - che le leaders editoriali del continente possano mantenere una sfera di autonomia rispetto alle dirigenze politiche». Si delinea così un quadro di connivenze, confermato dagli interventi di uomini di potere durante gli incontri, che suona dissonante con quelle finalità del Forum espresse nella Dichiarazione.

Risulta infatti difficile indirizzare l'emancipazione di una società e di una classe giornalistica, spesso corrotta, che subiscono l'ingerenza e la violenza dei sistemi governativi senza svincolarsi dalle forze politiche. Quello che si rischia è invece un asservimento dell'editoria alla sfera governativa interessata ad un cambio di immagine dell'Africa da offrire al resto del mondo, come confermato dalle parole di Bukola Saraki, governatore dello stato di Kwara in Nigeria: «I media devono assistere l'Africa a redimere la cattiva immagine che rappresenta il continente nel mondo. Finchè i media non daranno ai leaders politici la possibilità di farlo ciò non sarà possibile».

Un cambio d'immagine affidato ai media che è ben lontano dagli obiettivi di sostanza delineati a Dakar solo un anno fa. «Contraddizioni - chiarisce Barnabà - con cui l'Africa convive e che fa proprie».

 


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