| Quando la pellicola ferma la realtà |
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| Scritto da Alessandra Montesanto, Milano (Italy) | ||||||
| Martedì 15 Dicembre 2009 13:01 | ||||||
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Il programma della manifestazione si è rivelato ricco di iniziative per addetti ai lavori, principianti, professionisti ma, tra il pubblico, si sono visti anche bambini, contenti di scattare fotografie in un clima di spensieratezza e vivacità. Tanti gli incontri tecnici e su temi diversi: stampa digitale, foto e video shooting, tecnologia Canon. Ma Fotografica non si è fermata qui. Noti critici dei portfoli di fotografia e di video si sono raccontati al pubblico: così, la sezione Profilo di autore aveva tra gli ospiti Settimio Benedusi che ha spiegato le sue opere; senza dimenticare l'allestimento di mostre di fotografia. Come quella di Franca Giovanrosa, classe '78, laurata al Dams, gallerista. Il suo lavoro si intitola Cittàltra: la Giovanrosa racconta per immagini gli aspetti architettonici metropolitani più diversi (case fatiscenti, ponti, fabbriche), li riprende da angolature inconsuete, indaga sullo straniamento dell'uomo contemporaneo e lo vede lì, inquieto, tra i cementi e gli allumini. Un'altra riflessione sull'individuo e sulla sua identità è quella proposta della celebre artista spagnola Cristina Nunez che, nel laboratorio di autoritratto fotografico Higher self, ha coinvolto in maniera diretta i suoi modelli, ponendoli di fronte all'obiettivo come davanti ad uno specchio. Per dire che anche il fotoreportage non è morto, ecco il giovane Alberto Giuliani. Per lui la mafia, in Italia, non è morta e dunque via al viaggio fotografico, proiettato su uno schermo e seguite da un video di testimonianze dei parenti delle vittime di mafia. Il lavoro si intitola Married to the mob e vede uomini e donne partecipi della mentalità e della pratica mafiosa (soprattutto le donne vengono mostrate sì come portatrici di lutto, ma pronte alla vendetta). Giuliani ha commenta ogni immagine con un aneddoto o con una breve storia che lo ha visto direttamente coinvolto in prima persona anche in situazioni difficili come la cattura di un criminale. Le sue fotografie sono testimonianza senza sangue perché lasciano la cronaca nera fuori campo: nessun corpo straziato, nessuna violenza viene esibita. L'autore privilegia, invece, i volti e gli oggetti di proprietà dei mafiosi (i corpi del reato, ad esempio) perché i particolari sono spesso gli indizi più importanti per ricostruire la deriva umana di queste società. Una sfida - questa della testimonianza - che la fotografia, come racconto della realtà, non può non accettare.
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