Un anno di Assaman con voi PDF Stampa E-mail
Scritto da Abdoulaye Pap Khouma (Milano, Italy)   
Lunedì 08 Febbraio 2010 15:34

Un anno fa, come gruppo di colleghi e amici, ma soprattutto di giornalisti, scrittori, operatori culturali, grafici africani e italiani, tutti volontari, lanciavamo l'idea di una rivista telematica, per proporre ai lettori una visione meno stereotipata dell'Africa e degli africani. Grazie al sostegno dei nostri - tanti - collaboratori abbiamo cercato di informare gli utenti del web su fatti, storie, notizie che incidono sulla vita degli africani residenti soprattutto in Italia ma anche in altre parti del mondo. Questi dodici mesi passati vanno considerati un periodo di prova. Ora procederemo con una tempestività diversa e con delle scadenze più precise, pur mantenendo fermi i nostri scopi iniziali.

La presenza di una rivista meticcia e multiculturale come Assaman è necessaria se i suoi collaboratori sviluppano anche la capacità di ricollegarsi ad avvenimenti del passato che hanno funestato o reso grande l'Europa e il resto dell'umanità, per far riecheggiare la propria voce nel scenario socio-culturale contemporaneo, non solo italiano. È un compito molto difficile. 

In Europa, ancora oggi, l'Africa è descritta dai mezzi di comunicazione con un lessico spregiativo. Non sarà semplice per Assaman contribuire, con i suoi contenuti e le sue notizie, a direzionare questo approccio scriteriato, radicato da tempo nell'animo della gente. E ci vorrà tanto equilibrio e acume per affrontare temi molto sentiti, in particolare quello che registra il cambiamento della società italiana, effetto della presenza, in questo Paese, di milioni di donne, uomini e bambini provenienti da tutte le parti del mondo. La convivenza  tra autoctoni e nuovi arrivati, portatori di culture, religioni e usi e costumi differenti, è spesso costellata da tragici incidenti. 

Nel gennaio appena trascorso si è respirata un'aria malsana a Rosarno, paesino agricolo della Calabria controllato dalla 'ndrangheta. I cittadini rosarnesi "perbene" (e non i mafiosi) hanno organizzato una caccia all'uomo nero africano, degno del Sud degli Stati Uniti d'America degli anni '50. Vi rimando agli articoli pubblicati su questo numero di Assaman e che illustrano questo dramma. Nel settembre 2008, a Castelvolturno, paesino agricolo campano, sei neri africani sono stati trucidati a colpi di kalashnikov dalla camorra che controlla la vita delle persone e l'economia del territorio. Roberto Saviano, giornalista campano giovane, integro, temerario, autore dell'acclamato libro Gomorra, ha più volte scritto e affermato che gli immigrati neri africani poveri e disarmati osano sfidare e manifestare pubblicamente contro gli illegali e spietati dettami della camorra e della 'ndrangheta mentre le popolazioni locali sembrano essersi arrese o si fanno complici e lo Stato fatica ad imporsi. 

L'Italia è la settima potenza economica mondiale. Pretende di esportare la democrazia, la libertà e lo sviluppo economico verso altre nazioni. Ha un esercito ben addestrato e membro della Nato. Ha mandato i suoi soldati a combattere contro gli spietati talebani afghani e pachistani. Ha compartecipato alla guerra contro Saddam Hussein e il suo regime. Compie tante missioni di pace mantenendo le sue truppe nelle zone più pericolose del mondo e mettendo a rischio la vita dei suoi soldati. Ma è impotente di fronte alle organizzazioni mafiose locali. 

No! Neppure loro, i lavoratori stagionali africani - che raccolgono arance e pomodori per una paga da fame nei campi agricoli dell'Italia meridionale - pretendono di combattere le mafie. Non hanno i mezzi e non è la loro battaglia. Chiedono soltanto quel po' di dignità che non si negherebbe a un cane.

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