| Italiani, popolo di meticci |
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| Scritto da Gianguido Pagi Palumbo |
| Martedì 09 Marzo 2010 23:45 |
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In Italia siamo cresciuti per decenni in scuole che non ci hanno insegnato sufficientemente e con convinzione la storia del nostro Paese e del nostro popolo. Per millenni gli italianisi sono formati, molto più di altri popoli e Paesi europei, attraverso continue mescolanze di popolazioni e culture provenienti da molte aree del mondo, assieme ad alcune popolazioni locali delle diverse regioni d'Italia: fenici, greci, etruschi, celti, latini, romani, siculi e sicani, sardi, veneti, e poi longobardi, arabi, normanni, slavi, ebrei, borboni, savoia e molti altri che hanno in parte combattuto e poi convissuto e si sono mescolati per almeno 3500 anni, da oltre il 1500 a.c. fino all'Unità d'Italia del 1861, data che, fra un anno appena, ci accingiamo a celebrare per i 150 anni dell'Italia Unita e Repubblicana. Il nostro è quindi storicamente un Paese di veri "meticci", "multietnico", "multiculturale", arricchitosi in oltre 3500 anni della presenza di uomini e donne di culture diverse provenienti dall'Asia Minore, dal Medio Oriente, dall'Arabia e dall'Africa, dal Nord Europa e dall'Est, dalla Spagna, dalla Francia e Germania, dai Balcani. Lo stesso Impero Romano, in realtà è cresciuto ed è stato governato in oltre 500 anni di storia da grandissimi imperatori che erano originari di diverse aree e culture: Spagna (Adriano), Dalmazia (Diocleziano), Libia (Settimio Severo). Addirittura ce ne dimentichiamo continuamente, facciamo finta di non ricordare e non sapere, non riproponiamo mai il mito stesso dell'italianità: pensate a quel famosissimo profugo "pre-turco" fuggito da una guerra che aveva distrutto la sua città (Troia nel 1300 a. C.) e arrivato con suo padre in spalla dopo un lungo viaggio in mare sulle coste laziali. Insomma, quell'Enea (quetso sconosciuo), con la sua storia, diffusa e raccontata nell'Eneide di Virgilio (scritta in dieci anni dal 30 al 20 a.C.), studiata a scuola ininterrottamente per quasi cento anni. Fatti che non sono stati mai realmente assorbiti dalla coscienza collettiva nazionale. Le diverse generazioni di italiani, invece, cresciute nelle nostre scuole di ogni ordine grado e tipologia, sono convinte che gli italiani fossero un popolo integro, bianco, mediterraneo, europeo al 100 %, puro nella sua italianità, tutt'al più "dominato", "attraversato" o addirittura "contaminato" a volte e per forza da altri popoli di passaggio.La nostra lingua, il nostro cibo, la nostra arte, la nostra architettura sono invece proprio il risultato straordinario e invidiatissimo di meticciati, di incroci, di nuove sintesi umane di molte parti del mondo antico e moderno. Questo patrimonio genetico e culturale misto non è stato valorizzato come tale in quasi 150 anni di educazione, formazione, produzione culturale, informazione, governi centrali e locali. Cosicché, pur dopo anni e anni di grandi migrazioni di poveri italiani e italiane (dal Veneto, dal Friuli e da tutto il Centro e Sud Italia) verso altri Paesi, tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento - esperienza dolorosa che sembra non avere insegnato quasi nulla alla coscienza nazionale - adesso che in Italia negli ultimi dieci anni sono arrivati sempre più stranieri immigrati dall'Africa, dall'Asia, dal Medio Oriente, dall'America Latina, dall'Est Europa, quindi da quasi tutto il resto del mondo, adesso noi italiani (popolo e governi), stiamo reagendo con forme di razzismo, come se noi fossimo appunto dei puri bianchi italiani europei e i nuovi arrivati dei poveracci ignoranti, arroganti, delinquenti, bestie da isolare, da tenere distanti e soprattutto solamente da sfruttare il più e meglio possibile per mantenere alta la nostra "ricchezza" acquisita (più o meno legalmente). Se non ricominciamo dalla storia, la nostra grande storia di Paese meticcio, frutto orgoglioso di mescolanze "etniche", se non promuoviamo al più presto in tutta Italia, dal Nord al Centro al Sud, una campagna di rieducazione storica primaria per la conoscenza delle nostre origini e della potenzialità e positività delle connessioni fra i popoli e le loro culture (che è stata ed è la forza degli Stati Uniti D'America), se non faremo questa azione collettiva, non serviranno quasi a nulla le proteste, le iniziative per i diritti umani e sindacali, le attività di solidarietà e carità, le preghiere, le leggi, menche mai le azioni punitive, le regolamentazioni, i muri, le espulsioni, i cortei, i corsi di integrazione. L'Italia di oggi e, soprattutto, di domani è e sarà sempre più abitata, vissuta, arricchita in ogni senso da milioni di "nuovi italiani ed italiane" di diverse origini internazionali, così come 500, 1000, 2000, 3000 anni fa era successo. Nuovi cittadini che si mescoleranno ai popoli autoctoni dell'epoca contemporanea. Oggi la stessa economia e la società italiana sono in buona parte basate e resistono alle ripetute crisi internazionali e nazionali grazie anche al lavoro e l'impegno spesso gravoso di milioni di italiani e italiane di origini straniere: l'assistenza familiare, l'assistenza negli ospedali, il lavoro nei campi e nelle stalle, il lavoro nelle costruzioni, il lavoro nelle piccole fabbriche, i mille lavori nel turismo e nella ristorazione e consumo, nelle pulizie e nelle manutenzioni. Quei milioni di lavoratori e lavoratrici troppo spesso non regolarizzati (per convenienze reciproche di chi paga e di chi è pagato) sono e saranno italiani ed italiane a tutti gli effetti, solamente con pelli di colore diverse dal rosa, con stature diverse, con capelli diversi, con dialetti e lingue originarie diverse, con alcune tradizioni e fedi diverse, ma sempre più connessi a noi italiani "indigeni, autoctoni" che, a nostra volta, paradossalmente (da secoli), siamo individui che vanno dal metro e ottanta con occhi azzurri e capelli biondi del Nord al metro e cinquanta, occhi e capelli neri del Sud, dal cuscus di pesce a Trapani alla polenta&gorgonzola di Brescia : altro che popolo italiano omogeneo e tutto uguale! Certamente è urgente e necessario cercare al più presto di risolvere i problemi della legalità, dei diritti, dei doveri, del lavoro, delle abitazioni, della sanità, dell'istruzione, della convivenza e della cittadinanza, difficili da vivere soprattutto senza una motivazione e un progetto comune. Ma il futuro migliorerà per tutti, italiani "originari" e italiani "nuovi", solamente attraverso un grande e lungo impegno individuale e collettivo nell'educazione eformazione di base per tutte le età, coordinato fra scuole, università, televisioni, mass media, amministrazioni locali, regionali e nazionali, per rendere tutti più coscienti della grande storia italiana, fatta di incontri e mescolanze e del suo inevitabile futuro. Prospettiva, peraltro, sempre più condivisa da tutti i Paesi europei e occidentali, nella speranza di un mondo più equilibrato, più giusto, con meno guerre e povertà estreme. Con questo spirito sta nascendo un nuovo Festival nazionale annuale dell'Italia "multietnica", per dare senso e valore alle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, ricordando però sempre le parole dell'antropologo francese Marc Augè in Le relazioni sociali e il suo futuro: "Non esiste democrazia senza libertà individuale ma questa libertà è minacciata dall'assegnazione dell'individuo umano ad una natura pensata come destino, tanto quanto dalla sua chiusura in una cultura concepita come natura. L'avvenire non è nel multiculturalismo. L'avvenire è nel trasculturalismo, l'itinerario individuale attraverso le culture, frutto di educazione e libertà. Come a dire che la storia non è affatto finita". |


