Se la violenza passa nel dimenticatoio PDF Stampa E-mail
Scritto da Abdoulaye Pap Khouma   
Martedì 09 Marzo 2010 23:54

Il primo sciopero che gli immigrati  hanno organizzato il 1 marzo 2010 ha avuto l'adesione di più di 300mila stranieri e italiani. Ci sono state delle manifestazioni pacifiche in 60 città italiane: tra queste, Torino, Genova, Brescia, Bergamo, Milano,  Roma, Palermo. L'idea è nata da un gruppo di donne agguerrite di diverse nazionalità che, insieme ai comitati promotori sbocciate in tante città,  hanno voluto attirare l'attenzione di tutti sulla situazione drammatica di milioni di  immigrati senza diritti, spesso discriminati dalle istituzioni e sfruttati nei luoghi di lavoro e strumentalizzati dai media e dalla classe politica. 

L'1 maggio 2006, uno sciopero di dodici milioni di lavoratori stranieri aveva bloccato l'economia degli Stati Uniti d'America. I manifestanti si opponevano all'approvazione di leggi punitive contro gli immigrati e reclamavano la regolarizzazione di milioni di clandestini. L'economia americana ha subito dei danni. Nel mese di novembre 2005, la Corte di Cassazione ha emesse una sentenza secondo cui che l'espressione "sporco negro" pronunciata da un italiano mentre, insieme ad altri, riempie di botte delle donne nere, provocando loro delle serie lesioni: "non denota, di per sé, l'intento discriminatorio e razzista di chi la pronuncia perché potrebbe anche essere una meno grave manifestazione di ''generica antipatia, insofferenza o rifiuto'' per chi appartiene a una razza diversa".  Una sentenza per noi assurda che gustifica e incentiva la discriminazione. 

Nell'Italia di oggi, l'iniziativa del primo marzo era stata pensata ancora prima degli inammissibili fatti di Rosarno dove, nel gennaio 2010, è stata organizzata una violenta caccia all'uomo africano. Vale a dire contro esseri umani che lavorano più di dieci ore al giorno, lasciati vivere come topi e pagati appena 3 euro l'ora: questa era ed è la condizione dei lavoratori delle terre del sud sottoposti al cpaoralato. Ma quetso non spiega perché a Rosarno sia stata aggredita la parte più debole della società italiana, degli immigrati neri, dei lavoratori sfruttati, dei clandestini, delle persone senza nessuna tutela e senza voce.  Ho sentito dei rosarnesi  affermare ai microfoni delle televisioni e sulla stampa che "i negri non sono degli esseri umani ma delle bestie!". Ci sono state affermazioni anche peggiori, uguali a quelle che si sentivano nell'Alabama e nel Sud degli Stati Uniti degli anni '50 quando imperversava il  Ku Klux Klan.  Bestie sono le persone che hanno organizzato e hanno partecipato alla caccia al negro avvenuta a Rosarno. Bestia è una persona di qualsiasi origine, etnia, colore, religione che si consideri superiore ai negri, ai gay, agli handicappati, alle donne e a chiunque altro. 

Del resto, la vicenda di Rosarno si aggiunge ad un lungo e drammatico elenco di cui tanti immigrati sono vittime senza tutela. Ne cito solo alcuni. Roma, gennaio 2008: Cheikh Diouf, 46 anni, senegalese, ucciso a colpi di fucile nel cortile di casa a Civitavecchia da un poliziotto italiano, suo vicino; Milano, luglio 2008: Demba S., senegalese, accoltellato mentre viaggiava sul tram: non può presentare denuncia perché è irregolare e rischia l'arresto; Milano, settembre 2008: Abdul Salam Guibré, cittadino italiano nero, 19 anni, sprangato a morte da padre e  figlio italiani; Villa Literno, settembre 2008: sei ghanesi vengono ammazzati con centonovanta colpi di kalashnikov; Milano, maggio 2009: Mohamed Ba, 45 anni, senegalese, è stato più volte accoltellato mentre aspettava tranquillamente il tram a Milano: nessun indagato;  Roma, luglio 2009: un rifugiato politico congolese viene aggredito: nessun indagato; Biella, dicembre 2009: Ibrahim Bodji, 35 anni, senegalese, viene ucciso con nove coltellate dal suo datore di lavoro italiano, perché "pretendeva" mesi di stipendi arretrati. 

Questi casi sono stati rapidamente derubricati e stupisce la mancanza di reazione delle istituzioni. Invece, è immediata la proposta di leggi ed interventi puntivi contro tutti gli immigrati quando dei singoli sono coinvolti, non come vittime, ma come protagonisti. Con lo sciopero  del primo marzo 2010,  si è voluto attirare l'attenzione delle persone di buon senso - che sono numerose ma tacciono - sui gravi episodi di cui sono vittime troppi irreprensibili immigrati, sui diritti negati ed anche sulle angherie quotidiane.  Forse, con lo sciopero dell'1 marzo 2010 tanti hanno toccato con mano la rilevanza dei lavoratori stranieri per la salute dell'economia e delle persone di questo Paese. Anche gli immigrati di Francia, Spagna e Grecia si sono fermati lo stesso giorno, come in Italia. Attraverso un movimento anche transnazionale saranno promosse iniziative che non si concluderanno l'1 marzo 2010 per aprire un confronto pacifico per il  riconoscimento (innanzitutto) dei diritti civili in terra d'Europa. 

I governi europei sono sempre pronti ad indignarsi, a minacciare pesanti sanzioni per reclamare il rispetto di diritti fondamentali nei Paesi del cosìddetto terzo mondo. Il fatto (sotto gli occhi di tutti) è che, nello stesso tempo, negano questi stessi diritti agli immigrati che vivono a casa loro.

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