Un lunedì proprio speciale PDF Stampa E-mail

Un tranquillo lunedì, un lunedì speciale: il primo marzo 2010. La giornata milanese è cominciata alle 9 e trenta davanti a Palazzo Marino: 2.000 persone, tantissime bandiere gialle, visi di tutte le provenienze e molte testate giornalistiche, comprese Al-Jazeera, Herald Tribune, New York Times, El Paìs e Liberation. Almeno un migliaio delle persone presenti a Milano provenivano da aziende in sciopero. Molte di più erano state fermate dai caporali nei cantieri, nelle aziende agricole, nei laboratori; fermate dai sindacati nelle fabbriche, dove lo sciopero non è stato proclamato.

E così è stato ovunque. Solo a Brescia e in poche altre città, grazie ad interventi delle sigle sindacali Fiom, SdL, e Cub, che hanno recepito la richiesta dei lavoratori, qualcuno ha potuto scioperare.
Di fatto, migliaia e migliaia di italiani e immigrati avrebbero voluto dimostrare, insieme, la loro forza di lavoratori e cittadini contrari al clima razzista. E, infatti, la sera, dopo il lavoro, le piazze di tutta Italia si sono riempite e colorate di giallo, dimostrando l'ovvio: siamo uniti anche se vogliono farci credere di no.

"L'Italia non si è fermata", ironizza qualcuno riferendosi alla trama di un romanzo uscito recentemente. L'italia non si deve fermare! Bisogna rispondere. L'Italia ha fatto un passo avanti e ne siamo fieri. Perché il percorso è stato importante e il risultato sorprendente. Non ci aspettavamo questi numeri: erano almeno otto anni che non si vedeva una manifestazione così, sia per numeri (più 300mila in tutta Italia) sia per forza ed energia positiva. Le tematiche dell'immigrazione fanno paura e la piazza vuota era il primo specchio, da molti anni.

Sorprendente il livello di partecipazione alla costruzione di questo evento. Sorprendente la quantità di lavoro fatto da italiani e immigrati insieme, superando finalmente la barriere del "noi" e "voi" e lo scoglio (più paventato che sperimentato) delle differenze culturali. Ci sentiamo tutti stranieri, estranei al clima di razzismo e alle spinte a contrapporsi che ci vengono dal mondo politico: lo sappiamo, ma non solo era difficile dirlo ai "nostri", sembrava addirittura impossibile raccontarlo gli uni agli altri. "Io non sono razzista, ma..." È questa la frase più razzista che abbia mai sentito. "Non cambierà mai niente" è la seconda cosa più stupida che mi sia capitato di ascoltare.

Non cambierà mai niente fuori di noi, forse, ma l'uno marzo è cambiata una parte di noi, quella parte che non ci farà mai più dire "io non sono razzista, ma..." Io non sono razzista. Punto. E se il mio collega (il mio vicino, la mia colf, il mio studente) viene discriminato, scendo in piazza con lui. E se la mia vicina (il mio collega, il mio capo, la cassiera del supermercato, l'edicolante) mi propone di andare alle riunioni e poi a manifestare, per una volta ci provo, e vado anche io. Punto.

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