Italiano Deutsch English Francais Espanol Arabisch 
facebook

tongante

and 300x250

 

Quello che gli africani non dicono

Verso Expo 2015

Africa sport

Redazione

Abdoulaye Pap Kouma
DIRETTORE

Laura Silvia Battaglia
DIRETTORE EDITORIALE

Africa chiama Italia

Frecce

Diritto

Senegal: 47 lottatrici contro la tubercolosi

Senegal: 47 lottatrici contro la tubercolosi

In Senegal la lotta alla tubercolosi è soprattutto un battaglia culturale. Ma con i giusti strumenti e grazie all'impegno di 47 donne, forse può esser...

Slums dunk: un progetto per l'Africa

Slums dunk: un progetto per l'Africa

Bruno Cerella della Cimberio Varese è uno dei protagonisti del progetto che aiuta i bambini di Nairobi e insegna loro il basket e i principi del sano ...

Africa to Celebrate the 50th Anniversary of AU

Africa to Celebrate the 50th Anniversary of AU

Addis Ababa, the sitting of the head quarter of the African Union (AU), looks fresh more than ever been. The old and dirty streets of the city are wel...

Sinai Desert: A Brutal Prison and Grave for Thousands of Ethiopian, Somali, and Eritrean Refugees

Sinai Desert: A Brutal Prison and Grave for Thousands of Ethiopian, Somali, and Eritrean Refugees

"We were 16 people. Once we first arrived inside the house, we were asked for money. One guy said straight away that he won't be able to pay. They [th...

  • Senegal: 47 lottatrici contro la tubercolosi
  • Slums dunk: un progetto per l'Africa
  • Africa to Celebrate the 50th Anniversary of AU
  • Sinai Desert: A Brutal Prison and Grave for Thousands of Ethiopian, Somali, and Eritrean Refugees
Sabato 05 Febbraio 2011 20:52

Tunisia, al governo la vecchia classe politica

Scritto da  Carlotta Garancini (Milano, Italia)
RV28JAN-TUNIS-8Zied El Heni è un giornalista e blogger tunisino. Sotto la presidenza di Ben Ali ha sfidato la censura sulla stampa aprendo, nel 2008, il blog Journaliste Tunisien. «Lavoravo per un giornale nazionale, ma il solo modo per parlare dell'attualità tunisina era internet. La prima volta sono stato censurato perché in una conferenza sulla tolleranza religiosa avevo chiesto al governo un segno concreto in questa direzione. Oggi sono alla 110° edizione». A pochi giorni dalla rivoluzione che ha costretto alla fuga il presidente, racconta di una situazione d'incertezza e del rischio che l'intifada tunisina si risolva in un nulla di fatto.
In questi giorni si sta insediando il nuovo governo, Com'è la situazione? Si tratta delle stesse persone che facevano parte del vecchio esecutivo o qualcosa è davvero cambiato?
La situazione è confusa. Alcuni membri del nuovo governo facevano parte di quello vecchio, altri sono direttamente legati al potere. La gente non capisce come si può intraprendere un nuovo cammino con persone che hanno fatto parte di un sistema corrotto che ha tolto ai cittadini tunisini diritti e libertà. In ogni caso, accanto alla formazione del nuovo governo, le decisioni più imminenti da prendere riguardano la costituzione di tre commissioni: una per le questioni politiche, una per vigilare sulla corruzione e la terza per indagare sui crimini commessi contro i manifestanti. Inoltre, si dovrà stabilire la separazione tra lo Stato e il partito, il diritto dei partiti a costituirsi liberamente e una legge d'amnistia nazionale.

C'è il rischio che alla fine la rivoluzione si riveli inutile?
Il rischio esiste. La rivoluzione è nata dai cittadini tunisini, da quegli uomini che aspirano alla dignità, alla libertà, che vogliono poter godere dei loro diritti civili, che hanno affrontato le barricate e che non si sono arresi. Ora questa tensione deve essere raccolta dai partiti politici. La Tunisia attende due tipi di elezioni: quelle parlamentari e quelle presidenziali, ma ci sono dei problemi a livello giuridico che ancora persistono. Per non parlare poi di chi ha combattuto la dittatura ed è ancora privato dei diritti civili.

Pensa sia un buon segno che il blogger dissidente Slim Amamou sia stato nominato sottosegretario alla Gioventù e allo Sport?
E' un segnale positivo, anche perché la rivoluzione è stata fatta soprattutto dai giovani tunisini. Ma sfortunatamente questo gabinetto continua a essere costituito per la maggior parte dai vecchi esponenti del potere.

Crede sarà più facile fare il giornalista adesso?
Il panorama mediatico sta cambiando: i media invitano a comparire oppositori e dissidenti. Alcune personalità dei giornali nazionali si sono riunite e hanno deciso la separazione dell'amministrazione dalla redazione. La linea editoriale dei giornali dello Stato sarà decisa dai giornalisti e sarà aperta a tutti gli attori sociali tunisini. Si è affermato che non si potranno più usare i media per fare propaganda e che il direttore generale si limiterà al potere amministrativo e non potrà interferire con le decisioni della redazione.

Ha mai subito conseguenze per quello che scriveva?
Ammetto di aver goduto di una sorta di protezione essendo membro dirigente del Sindacato dei giornalisti tunisini e della Federazione africana dei giornalisti. Nell'ottobre 2009 però sono stato aggredito nella mia casa per aver contribuito alla distribuzione del libro La régente de Carthage, che parlava della corruzione nel Paese e che era stato censurato dal governo. Ho trovato il sostegno del mio sindacato, ma anche degli organismi rappresentanti della comunità internazionale dei giornalisti. E la mia risposta è stata sempre quella di scrivere: più scrivo, più il messaggio arriva alla gente, più è difficile per le autorità censurarmi di nuovo.

 

Last modified on Martedì 08 Febbraio 2011 20:01

Leave a comment

Make sure you enter the (*) required information where indicated.
Basic HTML code is allowed.

Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 132 del marzo 2009.

 

Licenza Creative Commons
Assaman by Assaman Associazione Culturale is licensed under a Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported License.