La situazione è confusa. Alcuni membri del nuovo governo facevano parte di quello vecchio, altri sono direttamente legati al potere. La gente non capisce come si può intraprendere un nuovo cammino con persone che hanno fatto parte di un sistema corrotto che ha tolto ai cittadini tunisini diritti e libertà. In ogni caso, accanto alla formazione del nuovo governo, le decisioni più imminenti da prendere riguardano la costituzione di tre commissioni: una per le questioni politiche, una per vigilare sulla corruzione e la terza per indagare sui crimini commessi contro i manifestanti. Inoltre, si dovrà stabilire la separazione tra lo Stato e il partito, il diritto dei partiti a costituirsi liberamente e una legge d'amnistia nazionale.
C'è il rischio che alla fine la rivoluzione si riveli inutile?
Il rischio esiste. La rivoluzione è nata dai cittadini tunisini, da quegli uomini che aspirano alla dignità, alla libertà, che vogliono poter godere dei loro diritti civili, che hanno affrontato le barricate e che non si sono arresi. Ora questa tensione deve essere raccolta dai partiti politici. La Tunisia attende due tipi di elezioni: quelle parlamentari e quelle presidenziali, ma ci sono dei problemi a livello giuridico che ancora persistono. Per non parlare poi di chi ha combattuto la dittatura ed è ancora privato dei diritti civili.
Pensa sia un buon segno che il blogger dissidente Slim Amamou sia stato nominato sottosegretario alla Gioventù e allo Sport?
E' un segnale positivo, anche perché la rivoluzione è stata fatta soprattutto dai giovani tunisini. Ma sfortunatamente questo gabinetto continua a essere costituito per la maggior parte dai vecchi esponenti del potere.
Crede sarà più facile fare il giornalista adesso?
Il panorama mediatico sta cambiando: i media invitano a comparire oppositori e dissidenti. Alcune personalità dei giornali nazionali si sono riunite e hanno deciso la separazione dell'amministrazione dalla redazione. La linea editoriale dei giornali dello Stato sarà decisa dai giornalisti e sarà aperta a tutti gli attori sociali tunisini. Si è affermato che non si potranno più usare i media per fare propaganda e che il direttore generale si limiterà al potere amministrativo e non potrà interferire con le decisioni della redazione.
Ha mai subito conseguenze per quello che scriveva?
Ammetto di aver goduto di una sorta di protezione essendo membro dirigente del Sindacato dei giornalisti tunisini e della Federazione africana dei giornalisti. Nell'ottobre 2009 però sono stato aggredito nella mia casa per aver contribuito alla distribuzione del libro La régente de Carthage, che parlava della corruzione nel Paese e che era stato censurato dal governo. Ho trovato il sostegno del mio sindacato, ma anche degli organismi rappresentanti della comunità internazionale dei giornalisti. E la mia risposta è stata sempre quella di scrivere: più scrivo, più il messaggio arriva alla gente, più è difficile per le autorità censurarmi di nuovo.








