Siamo nel profondo Nord – in particolare in Veneto, tra Treviso e Bassano del Grappa – dove vive un certo Sig. Golfetto, nome ridicolo come ridicole possono sembrare le sparate rivolte da questo industrialotto grezzo e presuntuoso nei confronti degli immigrati: proprietario di una rete televisiva locale, invoca uno tsunami che “affondi i barconi e li rispedisca ai loro paesi”. E un giorno cosa succede? Che il desiderio di Golfetto venga realizzato: gli stranieri, infatti, cominciano a sparire, in maniera misteriosa. Indagherà sull'accaduto Ariele, un flemmatico poliziotto, abbandonato dalla sua storica fidanzata Laura, di mentalità aperta e propensa alla conoscenza dell'”Altro”...forse. Un fatto grave porterà i protagonisti a tentare un esame di coscienza, ma sarà troppo tardi e il finale aperto non dà al pubblico né risposte e né consolazione.
La pellicola è costruita sul gigantismo di Diego Abatantuono e dall'espressione sempre malinconica e sconfitta di Valerio Mastrandrea, che qui ricalcano caratteri e modi di recitare già visti troppe volte. I due punti di forza del film avrebbero potuto essere: il primo, la provocazione iniziale, ovvero la scomparsa dei lavoratori immigrati e,quindi, la scomparsa – dalle nostre città e dalla nostra quotidianità – di spazzini, badanti, operai, colf etc. Ma anche questa provocazione, in fondo, non è un'idea molto originale, dato che il Movimento Primo Marzo ha sancito una giornata di sciopero generale dei lavoratori extracomunitari. E questa è realtà, non fantasia.
Il secondo punto di forza poteva essere la riflessione sul tema della mancanza. Ogni personaggio, dopo il misterioso temporale, perde qualcuno: Golfetto la prostituta preferita, Ariele la badante di sua madre, Laura l'uomo da cui aspetta un figlio.
Il regista, però, non riesce ad approfondire, resta in superficie, avvolgendo il discorso – che poteva essere interessante – con una patina di ilarità scontata e di luoghi comuni, a dir poco provinciali e imbarazzanti. Nei dialoghi , per esempio, si sente ancora ripetere (seppur dall'ignorante Golfetto) che siamo circondati da “ fondamentalisti islamici, zingari, fancazzisti albanesi”, oppure si fa riferimento alla presunta potenza sessuale degli uomini di colore.
La proiezione del film è stata anticipata da una forte polemica da parte del popolo leghista che si è sentito accusato di razzismo e, forse, come ha sostenuto Abatantuono, la polemica è servita a lanciare il prodotto. Patierno, inoltre, ha ribadito che con questo suo ultimo lavoro (il terzo dopo Pater familias e Il mattino ha l'oro in bocca) abbia voluto che ogni spettatore si chiedesse: “E se l'immigrato mi mancasse anche emotivamente e non solo per motivi pratici?” ma, come abbiamo detto, porre le questioni non è sufficiente: bisogna cercare le risposte, il più onestamente possibile.









