La storia di Hassinu è narrata nell'ultimo lavoro di Amara Lakhous, intitolato Un pirata piccolo piccolo: nell'arco di tre giorni si dipanano le vicende quotidiane di quest'uomo comune, costretto a confrontarsi con politici corrotti, religiosi integralisti, trafficanti e parassiti. Si riduce, così, a confidarsi con il proprio migliore amico, Fartès, “il calvo”... Siamo nel 1993 e l' Algeria è sconvolta dalla guerra civile: in questo contesto Hassinu vorrebbe tanto essere e agire come il suo antenato, il corsaro Reìs Hamidou, invece rimane un pirata piccolo piccolo (non un omaggio al borghese di Vittorio Cerami, ma le analogie ci sono).
Amara Lakhous nasce ad Algeri e vive a Roma dal '95. Scrive questo romanzo a 23 anni, ma il testo rimane nascosto a lungo perchè considerato pericoloso. Con ironia e lucidità, infatti, Lakhous – già autore di Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio – entra di nuovo nelle pieghe della società maghrebina per sottolinearne l'ipocrisia politica e religiosa e lo fa attraverso gli occhi di Hassinu il quale, come l'uomo senza qualità di Musil, decide di indossare tre maschere: quella del dormiente, quella del bambino e quella del pazzo: quelle maschere per cui nessun essere umano può prendersi le proprie responsabilità. Ma Hassinu – e tutti quelli come lui – sono destinati a implodere. Le nuove generazioni, per fortuna, hanno invece tolto le maschere per dare vita alla Primavera araba al grido di: “Dignità, pane e libertà” , per tutti.
“Un pirata piccolo piccolo”
Edizioni E/O
182 pagine
17,00 Euro








