Avevo già visto i primi due, Terraferma di Crialese e Cose dell’altro mondo di Patierno : diversissimi ma in parte deludenti. Aspettavo di vedere Io sono LI’ di Segre e l’ho visto finalmente. La bellezza, la forza, l’originalità del film stanno in alcune caratteristiche ben precise : il regista ha pensato scritto e diretto il film sentendo davvero un’empatia, vivendola come stimolo all’impegno ed alla creazione e non basandosi solo su un “progetto” razionale di film ; il regista ha inventato una storia originale, pur su uno spunto reale, in cui le relazioni umane e individuali, in tutte le loro contraddizioni, sono il fuoco centrale della descrizione di un mondo e di un problema ; il regista ha dosato con molto equilibrio l’intreccio fra prosa ( il racconto di un tema ) e poesia ( le note di un amore impossibile ); il regista è riuscito con abilità e fortuna ad avere delle ottime collaborazioni professionali e degli attori ed attrici di primordine. Insomma, a differenza dagli altri due film pur da vedere, Io sono LI’ non ti fa solo pensare, divertire, commuovere, il film ti prende e ti porta Lì dove si svolge la storia, facendoti entrare nel mondo che vuole descrivere e in parte denunciare ma soprattutto che vuol farti conoscere meglio. E questo mi sembra un grande merito in assoluto e ancor più come film opera prima di un giovane e nuovo Regista Italiano. Come fa o può fare un film ad aiutarci a capire l’Italia multietnica di oggi con tutte le sue potenzialità, problemi e contraddizioni ? Crialese con Terraferma propone un film serio, “dipinto” a colori forti e contrastanti e forse troppo accesi e contrapposti fino al rischio della banalità e della perdita di forza espressiva, artistica. Patierno con Cose dell’altro mondo sceglie un registro opposto, dissacrante, ironico, paradossale, provocatorio, molto efficace ma forse troppo slegato e macchiettistico. C’è una storia d’amore in tutte e tre i film ma con toni e soluzioni molto diversi. In un bell’articolo di una settimana fa sulla Repubblica Ilvo Diamanti proponeva una riflessione sociologica su questo strano fenomeno italiano della cultura cinematografica concentrata sull’Immigrazione in contrapposizione ai dati di preoccupazione nazionale sulla crisi economica e i dati europei sulla percezione delle paure odierne. L’Italia, gli italiani e le italiane dei tre film risultano sempre molto legati ai loro territori, dal sud isolano al Veneto di terra o di acqua. Vedendo questi film speriamo che gli spettatori italiani, di qualsiasi origine, maturino una coscienza più ricca nel vivere la convivenza contemporanea ( oltre 5 milioni di Italiani-Stranieri su 60 totali ) avvicinandosi sempre più all’idea ed alla pratica di un’Italia multietnica, multiculturale o ancor meglio transculturale come il grande antropologo francese ha definito pochi anni fa la tendenza “positiva” da cercare nel mondo d’oggi :
“Non esiste Democrazia senza libertà individuale ma questa libertà è minacciata dall’assegnazione dell’Individuo Umano ad una Natura pensata come destino tanto quanto dalla sua chiusura in una Cultura concepita come Natura. L’avvenire dunque non è nel multiculturalismo, ossia l’inerte coesistenza di universi impermeabili l’uno all’altro tendenti a rinchiudere chiunque cerchi di uscirne pur facendone parte. L’avvenire è nel TransCulturalismo, l’itinerario individuale attraverso le culture, frutto di educazione e libertà. Come a dire che la Storia non è affatto finita.
Marc Augè “Le relazioni sociali e il loro futuro” 2006.








