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Martedì 20 Settembre 2011 19:45

"Io sono Li" e noi siamo qui: l'altrove di Andrea Segre

Scritto da  Gianguido Pagi Palumbo

Davvero un bel film : complimenti al regista Andrea Segre e a tutti coloro che hanno creduto in lui e hanno collaborato, dalle istituzioni ai produttori, dagli sponsor agli attori e i preziosi professionisti della squadra. Non era affatto facile e scontato dopo dieci anni di documentari impegnati sul mondo dell’immigrazione in Italia, pensare, scrivere dirigere e realizzare un bel film a soggetto. Avevo vissuto il privilegio di leggere la storia originale scritta Segre circa tre anni fa quando me l’aveva spedita e già allora gli avevo fatto i complimenti e gli auguri. Avevo notato con stupore, piacere e interesse che almeno cinque film italiani presentati alla Mostra del Cinema di Venezia erano dedicati al mondo degli Stranieri in Italia, sotto varie forme, stili, intenzioni e motivazioni.

Io-sono-li-03Avevo già visto i primi due, Terraferma di Crialese e Cose dell’altro mondo di Patierno : diversissimi ma in parte deludenti. Aspettavo di vedere Io sono LI’ di Segre e l’ho visto finalmente. La bellezza, la forza, l’originalità del film stanno in alcune caratteristiche ben precise : il regista ha pensato scritto e diretto il film sentendo davvero un’empatia, vivendola come stimolo all’impegno ed alla creazione e non basandosi solo su un “progetto” razionale di film ;  il regista ha inventato una storia originale, pur su uno spunto reale, in cui le relazioni umane e individuali, in tutte le loro contraddizioni, sono il fuoco centrale della descrizione di un mondo e di un problema ; il regista ha dosato con molto equilibrio l’intreccio fra prosa ( il racconto di un tema ) e poesia ( le note di un amore impossibile ); il regista è riuscito con abilità e fortuna ad avere delle ottime collaborazioni professionali e degli attori ed attrici di primordine. Insomma, a differenza dagli altri due film pur da vedere, Io sono LI’ non ti fa solo pensare, divertire, commuovere, il film ti prende  e ti porta Lì dove si svolge la storia, facendoti entrare nel mondo che vuole descrivere e in parte denunciare ma soprattutto che vuol farti conoscere meglio. E questo mi sembra un grande merito in assoluto e ancor più come film opera prima di un giovane e nuovo Regista Italiano. Come fa o può fare un film ad aiutarci a capire l’Italia multietnica di oggi con tutte le sue potenzialità, problemi e contraddizioni ?  Crialese con Terraferma propone un film serio, “dipinto” a colori forti e contrastanti e forse troppo accesi e contrapposti fino al rischio della banalità e della perdita di forza espressiva, artistica. Patierno con Cose dell’altro mondo sceglie un registro opposto, dissacrante, ironico, paradossale, provocatorio, molto efficace ma forse troppo slegato e macchiettistico. C’è una storia d’amore in tutte e tre i film ma con toni e soluzioni molto diversi.  In un bell’articolo di una settimana fa sulla Repubblica  Ilvo Diamanti proponeva una riflessione sociologica su questo strano fenomeno italiano della cultura cinematografica concentrata sull’Immigrazione in contrapposizione ai dati di preoccupazione nazionale sulla crisi economica e i dati europei sulla percezione delle paure odierne. L’Italia, gli italiani e le italiane dei tre film risultano sempre molto legati ai loro territori, dal sud isolano al Veneto di terra o di acqua. Vedendo questi film speriamo che gli spettatori italiani, di qualsiasi origine, maturino una coscienza più ricca nel vivere la convivenza contemporanea ( oltre 5 milioni di Italiani-Stranieri su 60 totali ) avvicinandosi sempre più all’idea ed alla pratica di un’Italia multietnica, multiculturale o ancor meglio transculturale come il grande antropologo francese ha definito pochi anni fa la tendenza “positiva”  da cercare nel mondo d’oggi :

“Non esiste Democrazia senza libertà individuale ma questa libertà è minacciata dall’assegnazione dell’Individuo Umano ad una Natura pensata come destino tanto quanto dalla sua chiusura in una Cultura concepita come Natura. L’avvenire dunque non è nel multiculturalismo, ossia l’inerte coesistenza di universi impermeabili l’uno all’altro  tendenti a rinchiudere chiunque cerchi di uscirne pur facendone parte. L’avvenire è nel TransCulturalismo, l’itinerario individuale attraverso le culture, frutto di educazione e libertà.  Come a dire che la Storia non è affatto finita.

Marc Augè “Le relazioni sociali e il loro futuro” 2006.

Last modified on Sabato 08 Ottobre 2011 21:12
Gianguido Pagi Palumbo

Gianguido Pagi Palumbo

Nato a Palermo nel 1953, si è laureato in Architettura a Venezia, con una tesi  storico-economica sulle Cooperative edilizie. Dal 1971 al 2001 ha vissuto a Venezia lavorando come libero professionista Consulente in Comunicazione per enti pubblici e privati. Dal 1992 si è occupato sempre più di Cooperazione Internazionale e Immigrazione curando progetti nei Balcani (BosniaErzegovina, Serbia-Montenegro, Albania), in Africa (Etiopia, Somalia, Marocco, Senegal), in Asia (Vietnam), in America Latina (Guatemala, Nicaragua, Salvador), per Comuni, Regioni, Associazioni e come esperto esterno del Ministero Affari Esteri. Dal  2002 vive e lavora a Roma come Consulente in Cooperazione Internazionale-Immigrazione-Co-Sviluppo, come promotore di eventi culturali connessi, formatore in corsi e seminari dedicati alla Cooperazione, pubblicista e scrittore.
Autore dei romanzi  : Amina di Sarajevo ed. Ediesse- Roma 2005 dedicato ai giovani di Sarajevo, con prefazione di Predrag Marvejevic ; Amparo dove vai ? Storie romane di badanti e badati ed. Ediesse - Roma 2004,  dedicato agli immigrati di Roma,  con prefazione di Walter Veltroni. ; Andrej a Belgrado ed. Ediesse - Roma 2002, dedicato agli anziani di Belgrado,  con prefazione di Sergio Cofferati. ; Teresina, una storia vera, ed. Ediesse-Roma 2008, dedicato al 25 novembre Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, con un prologo di Gualtiero Bertelli.

Website: www.pagi1953.it

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Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 132 del marzo 2009.

 

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