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Martedì 25 Ottobre 2011 22:26

MUSIQUEAFRIQUE- La formidabile ascesa di Pascal Lokua Kanza

Scritto da  Henri Olama
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Pascal Lokua Kanza fece un'entrata brillante sulla scena musica africana ed internazionale nel lontano 1993, dopo una lunga, lunghissima gavetta con musicisti del calibro di Youssou N'Dour, Patrick Bruel, Ismaël Lô, Baaba Maal, Geoffrey Oryema, Jean-Michel Cabrimol, Franky Vincent, Angélique Kidjo.

pascal_loukaMi riccordo ancora della senzazione di freschezza e di felicità che provai nel sentire quel disco omonimo ed autoprodotto che avevo comprato per pura curiosità in un negozio di Milano.

Il primo brano chiamato Mutoto, una specie di polifonia africana accompagnato sapientemente dalla sua chitarra mi mise in allarme. Il terzo brano "Juste un peu d'amour" mi fece alzare dalla sedia, ma a farmi innamorare definitivamente della musica di Lokua fu il dodicesimo brano di quel disco: Never Loose Your Soul. Un brano che svelava tutta la dimensione universale di Lokua Kanza. Pur essendo molto orecchiabile per gli occidentali, in realtà la musica del cinquantetrenne congolese non permettono di avere dubbi sulle sue origini: la sezione ritmica, gli arrangiamenti della chitarra, l'uso del lingala ma anche una tecnica vocale strepitosa sono tratti caratteristici e unici del paese che più di ogni altro sa esprimere musicalità, allegria e creatività in Africa Centrale. Un paese martoriato dagli infiniti conflitti del dopo Mobutu, ma che non perde mai la sua gioia di vivere.

Il merito di Lokua Kanza è la "verità artistica" che sà esprimere. Il suo stile è unico perché ha saputo mantenere ciò che aveva imparato sulle strade di Kinsasha e quando si sono presentate le occasioni, ha saputo rubare sapientemente il mestiere a ciascuno dei mostri sacri che ha incrocciato sulla sua strada arrivando ad una sintesi poco riscontrabile in Africa. Alcune delle sue collaborazioni con altri artisti sono memorabili. Il disco "Emotion" pubblicato nel 2003 da Papa Wemba continene ben 5 brani scritti da Lokua e la sua presenza si fa sentire sia con le sue linee di chitarra sia con i suoi cori inconfondibili. Un'altra collaborazione di grande impatto musicale e comunicativo è nata nel 2004. Il progetto No Format realizzato con Richard Bona e Gérard Toto, oltre ad aver avuto un successo planetario, ha permesso di Lokua Kanza di misurarsi egregiamente con altri due importanti "saltimbanchi vocali".

Lokua Kanza racconta spesso con orgoglio la sua appartenenza al Soul Makossa Gang di Manu Dibango, l'ultima tappa della sua straordinaria gavetta. Dal grande Maestro Camerunese Lokua dice di aver imparato la disciplina e l'organizzazione, elementi che insieme al talento assicurano una grande longevità sulla scena dello show business.

Oltre ad avere tutti i suoi dischi che ascolto sempre con piacere, ho avuto il piacere di assistere ad un paio di concerti serali di Lokua kanza e ne sono sempre uscito colmo di felicità e di emozioni. Il Lokua che ho visto al Teatro Manzoni mi è sembrato un pò meno brillante del solito. Il talento era il solito. Il piacere di ascoltarlo da parte mia e del pubblico era grande e si coglieva nell'aria. Qualche perplessità sulla collocazione oraria del concerto e sulla sua durata l'ho comunque avuta.

Last modified on Sabato 03 Dicembre 2011 11:30

6 comments

  • Comment Link Henri Martedì 01 Novembre 2011 21:08 posted by Henri

    Quella stessa penna Bic di cui mi servivo per riprodurre il capotasto della mia vecchia chitarra in Camerun. Tempi belli, tempi lontani, tempi indimenticabili...
    In Africa si finisce sempre per trovare la soluzione ad ogni problema...

  • Comment Link Henri Martedì 01 Novembre 2011 21:07 posted by Henri

    Quella stessa penna Bic di cui mi servivo per riprodurre il capotasto della mia vecchia chitarra in Camerun. Tempi belli, tempi lontani, tempi indimenticabili...
    In Africa si finisce sempre per trovare la soluzione ad ogni problema...

  • Comment Link maddalena Martedì 01 Novembre 2011 08:50 posted by maddalena

    Never Loose your soul! Ero in cCsta d'Avorio in quel lontano 1993. Quanto l'ho amato e quanto ho ascoltato quella musicassetta inumidita dal clima lagunare che ogni tanto stonava e che - per non consumare energia preziosa - riavvolgevamo facendola girare su una penna bic! Grazie Henri!

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