Clandestinità è stato scritto per un motivo semplice: come ha raccontato l'autore Paolo Borgna, vice procuratore della Repubblica a Torino, applicando tutti i giorni la nostra farraginosa legislazione sui flussi migratori, ci si è resi conto che, da un lato, vengono promesse sanzioni durissime nei confronti degli stranieri irregolari, dall'altro tutta la legislazione sembra costruita per produrre la clandestinità stessa.
Il vecchio leader socialista Pietro Nenni diceva: "Siamo uno Stato forte con i deboli e debole con i forti". Questo slogan è ripreso nel libro in cui il magistrato suggerisce alcune questioni e riflessioni relative al problema: si dichiara, ad esempio, molto critico nei confronti del reato di "clandestinità" (che per la legge, invece, è "l'irregolare presenza sul territorio dello Stato") perchè chi ha introdotto questo reato nella legislatura ha captato – soprattutto tra i ceti popolari – alcuni problemi seri connessi all'immigrazione e, anziché risolverli, ne ha fatto un vessillo da sventolare per un richiamo identitario o legato a problemi di sicurezza, gonfiando così le proprie vele di consenso elettorale. Si tratta, quindi, di una norma ideologica e di propaganda in quanto risulta impossibile criminalizzare tutti gli irregolari; la norma, inoltre, è ingiusta e inutile perchè fa spendere alla Procura molti soldi a causa delle infinite pratiche burocratiche senza raggiungere il risultato.
Il nostro non è un Paese razzista, ma l'amplificazione dei reati commessi dagli stranieri (un'amplificazione che c'è sempre stata e che una volta era a carico dei meridionali...) non aiuta la crescita culturale dei cittadini. E' anche vero, però, che almeno da quindici anni è stato commesso un errore – da parte della politica di sinistra – ovvero quello di sottovalutare la criminalità legata all'immigrazione, criminalità che non si può negare, congiunta alla difficoltà ulteriore di identificare, di volta in volta, gli autori dei reati. Si deve parlare, però, di una criminalità soprattutto ad "alto livello" ; è inutile, infatti, punire i lavavetri, come è stato proposto qualche anno fa. Ma, per approfondire questo argomento, si rimanda al secondo capitolo del libro.
Borgna sostiene, a questo proposito, che noi italiani siamo tanto generosi nell'accoglienza e riusciamo a rendere socialmente accettabili i grandi flussi migratori, tanto più riusciamo a dimostrare che le vere forme di criminalità (spaccio, furti, rapine, etc.) vengono represse in maniera adeguata: se non si riesce a dare risposte serie – anche a livello di repressione penale – non si riesce nemmeno ad essere credibili quando ci si fa portatori di soluzioni sui temi e sulle problematiche legate all'accoglienza. Per fare un altro esempio: il magistrato sostiene che sia necessario chiedere le impronte digitali al cittadino straniero per il rinnovo del permesso di soggiorno ("l'unica cosa buona della Bossi-Fini") perchè, se una persona commette sette-otto-dieci volte un reato e, ogni volta, rilascia un nome diverso senza esibire un documento, risulta difficile stabilirne la vera identità. E questo discorso vale anche per gli italiani.
Ma sono proprio tali situazioni a creare, tra i cittadini, il senso di insicurezza e di abbandono da parte dello Stato ed è importante, per questo motivo, che un magistrato conosca bene la realtà sociale che lo circonda e la materia reale su cui incide il suo operato.
Clandestinità (e altri errori di destra e sinistra)
di Paolo Brogna
Edizioni Laterza








