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Sabato 12 Novembre 2011 11:17

LIBRO- Le Rosarno d'Italia. Storie di ordinaria ingiustizia

Scritto da  Alessandra Montesanto
Il 7 gennaio 2010 a Rosarno, in Calabria, un giovane del Togo sta tornando alla ex Opera Sila, una fabbrica fatiscente, in cui dorme assieme ad altri 900 immigrati: alcuni colpi di una pistola ad aria compressa e il giovane perde la vita. Poco dopo, in un'altra ex fabbrica trasformata in dormitorio, altri due ragazzi extracomunitari africani vengono raggiunti dai colpi di un'arma.
Tanti, troppi episodi come questi vengono trascurati dai media e dalle cronache, ma quella volta a Rosarno, nel 2010 – qualcosa cambia: la rabbia e l'esasperazione esplodono, i migranti si ribellano e mettono a ferro e fuoco il paese.

Stefania Ragusa – giornalista, scrittrice e fondatrice della Rete Primo Marzo che ha organizzato, proprio nello stesso anno, il primo sciopero degli stranieri lavoratori – ha condotto un'indagine e un viaggio nell'Italia del nord, nell'Italia ricca ed "evoluta" per raccontare storie di sfruttamento e di criminalità, situazioni di ingiustizia e di schiavitù, tutte a rischio di esplosione.

Il saggio in cui si raccolgono queste storie si intitola "Le Rosarno di Italia. Storie di ordinaria ingiustizia" ed è uscito per le edizioni Vallecchi qualche mese fa, ma i mezzi di informazione ci avvertono che poco è cambiato o sta cambiando. La copertina del libro: un gruppo di operai stranieri sta costruendo un edificio. Un'immagine emblematica che parte da uno slogan – ripetuto più volte in questi anni - "Padroni in casa nostra": ma chi costruisce le nostre case oggi? Chi si occupa dei nostri anziani? Chi raccoglie ortaggi nei campi assolati? Gli immigrati sono alla base della nostra società e facciamo finta di non accorgercene.

Dicevamo di un viaggio: un percorso, quello dell'autrice, che si snoda tra le situazioni a rischio per la totale negazione dei diritti umani. La mancanza di acqua a Zingonia, nel bergamasco; lo "sfruttamento gentile" nelle cave di porfido in Val di Cembra, in Trentino; la manodopera delle sarte cinesi nelle fabbriche (clandestine e non) a Prato; le condizioni di sopravvivenza (non di vita) nei Cie, ovvero nei Centri di Identificazione ed Espulsione. E questi sono solo alcuni esempi.

In ogni capitolo è documentata una situazione, ma non si trascura mai il racconto e la testimonianza delle persone coinvolte: ci sono nomi e cognomi di migranti e di politici, nomi di società, sigle di enti perchè Stefania Ragusa è una giornalista coraggiosa e seria che vuole parlar chiaro. Il suo intento non è quello di parlare di razzismo; qui si parla di interessi finanziari sulla pelle degli stranieri. Si parla di sfruttamento, per non usare il termine "schiavitù"; di collusioni con la criminalità organizzata (anche al nord); si parla di violenza fisica e psicologica: tutto in nome del "Dio denaro", come ormai ci suggeriscono la politica e la subcultura televisiva. Il buon cinema, invece – come nel film Welcome di Philippe Loiret, citato nel saggio, e la letteratura di approfondimento – possono agevolare la riflessione sulle responsabilità di chi governa, sul significato del concetto di "democrazia", sul senso della dignità umana e del rispetto. Ma ancor più dei testi e degli intellettuali valgono le parole e i gesti dei migranti; valgono le loro fatiche e i sacrifici; le loro proteste e la loro tenacia. I migranti stessi sono il valore aggiunto.

 

"Le Rosarno d'Italia. Storia di ordinaria ingiustizia"

di Stefania Ragusa

Vallecchi editori, 14 euro


Last modified on Sabato 12 Novembre 2011 11:40

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Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 132 del marzo 2009.

 

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