Stefania Ragusa – giornalista, scrittrice e fondatrice della Rete Primo Marzo che ha organizzato, proprio nello stesso anno, il primo sciopero degli stranieri lavoratori – ha condotto un'indagine e un viaggio nell'Italia del nord, nell'Italia ricca ed "evoluta" per raccontare storie di sfruttamento e di criminalità, situazioni di ingiustizia e di schiavitù, tutte a rischio di esplosione.
Il saggio in cui si raccolgono queste storie si intitola "Le Rosarno di Italia. Storie di ordinaria ingiustizia" ed è uscito per le edizioni Vallecchi qualche mese fa, ma i mezzi di informazione ci avvertono che poco è cambiato o sta cambiando. La copertina del libro: un gruppo di operai stranieri sta costruendo un edificio. Un'immagine emblematica che parte da uno slogan – ripetuto più volte in questi anni - "Padroni in casa nostra": ma chi costruisce le nostre case oggi? Chi si occupa dei nostri anziani? Chi raccoglie ortaggi nei campi assolati? Gli immigrati sono alla base della nostra società e facciamo finta di non accorgercene.
Dicevamo di un viaggio: un percorso, quello dell'autrice, che si snoda tra le situazioni a rischio per la totale negazione dei diritti umani. La mancanza di acqua a Zingonia, nel bergamasco; lo "sfruttamento gentile" nelle cave di porfido in Val di Cembra, in Trentino; la manodopera delle sarte cinesi nelle fabbriche (clandestine e non) a Prato; le condizioni di sopravvivenza (non di vita) nei Cie, ovvero nei Centri di Identificazione ed Espulsione. E questi sono solo alcuni esempi.
In ogni capitolo è documentata una situazione, ma non si trascura mai il racconto e la testimonianza delle persone coinvolte: ci sono nomi e cognomi di migranti e di politici, nomi di società, sigle di enti perchè Stefania Ragusa è una giornalista coraggiosa e seria che vuole parlar chiaro. Il suo intento non è quello di parlare di razzismo; qui si parla di interessi finanziari sulla pelle degli stranieri. Si parla di sfruttamento, per non usare il termine "schiavitù"; di collusioni con la criminalità organizzata (anche al nord); si parla di violenza fisica e psicologica: tutto in nome del "Dio denaro", come ormai ci suggeriscono la politica e la subcultura televisiva. Il buon cinema, invece – come nel film Welcome di Philippe Loiret, citato nel saggio, e la letteratura di approfondimento – possono agevolare la riflessione sulle responsabilità di chi governa, sul significato del concetto di "democrazia", sul senso della dignità umana e del rispetto. Ma ancor più dei testi e degli intellettuali valgono le parole e i gesti dei migranti; valgono le loro fatiche e i sacrifici; le loro proteste e la loro tenacia. I migranti stessi sono il valore aggiunto.
"Le Rosarno d'Italia. Storia di ordinaria ingiustizia"
di Stefania Ragusa
Vallecchi editori, 14 euro








