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Domenica 15 Gennaio 2012 20:42

Informazione e fenomeno migratorio: un passo avanti verso la verità

Scritto da  Alessandra Montesanto
Dicembre 2011: molte le iniziative, come abbiamo già documentato, che – dalla fine dell'anno scorso e solo un mese fa – sono state avviate a favore di una riflessione costruttiva sul tema della migrazione. Ma dalle parole bisogna passare ai fatti e anche il mondo dell'informazione deve e può fare la sua parte.
cieLa prima notizia importante, a tale proposito, riguarda la revoca del divieto per i giornalisti di entrare nei centri per i migranti, ovvero nei CIE, CARA e CPA, divieto imposto dall'ex Ministro Maroni con la giustificazione che la presenza degli organi di stampa potesse intralciare le attività rivolte agli ospiti.

L'attuale Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, con la nuova direttiva indirizzata a tutti i prefetti, ha invece abbattuto il muro tra le strutture di accoglienza e l'opinione pubblica che ha il diritto di essere informata e di avere la certezza che, all'interno dei centri, non vengano adottati comportamenti che ledano i diritti umani. La decisione del neo Ministro segna un cambio di rotta nella riaffermazione del diritto di cronaca e dei principi costituzionali di base.

Ma è anche necessario che la stampa- tutta – si attenga al protocollo deontologico della Carta di Roma che prevede una serie di norme per chi lavora nel settore e si occupa dei temi dell'immigrazione, dell'asilo politico e del rispetto delle minoranze.

La seconda notizia importante è che, il 16 dicembre 2011, è nata anche l'Associazione Carta di Roma, sottoscritta dall'Ordine dei giornalisti e dalla Federazione nazionale della Stampa Italiana e che ha nominato Presidente Tiziana Ferrario, giornalista e conduttrice del TG1. Fanno parte dell'associazione anche Acli, Amnesty, Lunaria, Cospe, Articolo21 e molti altri organi che operano in questo campo (l'Unhcr è invitato permanente e l'Unar è un osservatore) e tutti si prefiggono l'obiettivo di promuovere, nelle redazioni, la responsabilità di un'informazione corretta: certezza e verifica delle fonti e utilizzo di termini adeguati e precisi.

Operatori di settore, società civile, e giornalisti uniti, quindi, per restituire
a coloro di cui si parla, per rovesciare gli stereotipi, per non confondere più un"clandestino" con un "criminale", ma anche per ridare dignità a una professione, quella giornalistica, che troppo spesso si confonde (per non dire si piega) con logiche politiche e strumentali, a scapito della ricerca della verità.

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Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 132 del marzo 2009.

 

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