Italiano Deutsch English Francais Espanol Arabisch 
facebook

tongante

and 300x250

 

Quello che gli africani non dicono

Verso Expo 2015

Africa sport

Redazione

Abdoulaye Pap Kouma
DIRETTORE

Laura Silvia Battaglia
DIRETTORE EDITORIALE

Africa chiama Italia

Frecce

Diritto

Lunedì 23 Gennaio 2012 08:10

Pape Diouf: “E' illusorio parlare di calcio professionistico in Senegal”

Scritto da  Ibrahima Thiam
Rate this item
(0 Voti)
L'ex presidente dell'Olympique di Marsiglia non è andato per il sottile. E' formale, è una chimera parlare di calcio professionistico in Senegal. Ha fatto queste dichiarazioni nel corso di una visita al Cesti (Centro studi delle scienze e tecniche dell'informazione). Inoltre, si è pronunciato sulla CAN e su vari altri argomenti.
Pape-DioufLe possibilità del Senegal nella Coppa d'Africa?

Un pronostico comporta sempre un doppio approccio. C'è il pronostico del cuore e, da questo punto di vista, penso che il Senegal sia pronto e possa vincere la coppa. Ma c'è anche il pronostico della testa. E questo mi spinge ad adottare una posizione di riserva perché, in questo genere di partita, è difficile esprimere un pronostico che si verifichi poi nel tempo. Si può pensare che il Senegal non sia mai stato così vicino a un titolo continentale, si può pensare che questa squadra non sia brillante come quella del 2002, ma io penso che la squadra racchiuda in sé dei giocatori di qualità, dei ragazzi che, quasi tutti, contano nei club in cui giocano e che sono tutti ancora estranei alle classifiche. Quindi tenuto conto di ciò, la volontà di tutti loro è di avere una rappresentazione vittoriosa. Possiamo pensare che la squadra sia pronta a raccogliere questa sfida, perché Amara non è nato ieri, lo conosco bene. Oggi risponde alle attese facendo prova di professionalità, di competenza. In ogni caso sono fra coloro che nutrono un ottimismo reale, misurato sulle possibilità del Senegal.

A proposito di una competizione svalutata dall'assenza dei grandi paesi del calcio?

Non penso affatto che andiamo verso una competizione svalutata dall'assenza della Nigeria, dell'Egitto, del Camerun, dell'Africa del Sud, dell'Algeria, ecc. parto dall'idea che gli assenti, malgrado siano grandi paesi del calcio, sono assenti che sono stati regolarmente eliminati dalla competizione. Si può partire dall'idea che le squadre assenti abbiano conosciuto, in un momento o l'altro, un declino o una specie di incidente strutturale come mi sembra sia il caso dell'Egitto. Fra tutte queste eliminazioni, è la sola che mi risulta sorprendente. E' la squadra che è rimasta in tre incoronazioni consecutive nella CAN, è uno dei rari paesi d'Africa che si può vantare di un campionato locale consistente. Il Camerun invece, conosce da un po' di tempo un declino che sembra inesorabile. La Nigeria è vittima di una disorganizzazione cronica che le impedisce di rendere rappresentativa la sua squadra. L'Africa del Sud, dalla sua incoronazione in casa nel 1996, stenta a ritornare competitiva. Penso quindi che questa CAN riunirà ciò che il continente racchiude nel campo delle squadre di valore. Parlare di competizione svalutata sarebbe, a mio parere, ingiusto.

A proposito della lista dei 23 giocatori selezionati per la Coppa d'Africa 2012?

Le liste scatenano sempre un eterno dibattito. Tra noi non c'è nessuno che desideri più di Amara di vincere questa CAN. E questo è un primo punto. In secondo luogo, se ognuno facesse per proprio conto una lista di 23 giocatori, sono quasi sicuro che i nomi di quindici o sedici calciatori apparirebbero su tutte le liste. E a ben guardare, una grande partita si vince in generale con sedici o diciassette giocatori. Cioè con i giocatori che si possono ritrovare sulle liste. Ne rimarranno sei sui quali si potrà sempre speculare. Perché quindi non lasciare, in questo caso, che l'allenatore che ha il compito di gestire quotidianamente la vita del suo gruppo, crei una buona atmosfera? Perché non lasciargli il passatempo di scegliere gli altri giocatori non più per forza su basi semplicemente tecniche ma secondo altri criteri che gli paiano adatti a creare l'atmosfera, l'aria che desidera dare? E' qui che do all'allenatore la possibilità, al di là dei sedici giocatori sui quali quasi tutti gli appassionati sono d'accordo, di completare la sua lista in funzione dei criteri adatti a ricreare un buon spirito di gruppo. E credetemi, nulla è più importante dell'atmosfera di uno spogliatoio. L'ho vissuto e so che è così.

E sul professionismo in Senegal?

Non credo al professionismo in Senegal. Non lo dico perché ho diretto un gran club in Francia e voglio abbozzare paragone. No. Parlare di professionismo nel calcio in Senegal penso che sia illusorio nella misura in cui non si può fare del professionismo senegalese una riserva di caccia, cioè una cosa isolata da un professionismo esistente nel mondo. Quando si è un club professionistico, si rimane un club professionistico. E un squadra professionistica, che sia il Diaraf o la Jeanne d'Arc (i due grandi club del Senegal), a un certo punto, si troverà di fronte il Marsiglia, l'Arsenal, perché è l'ambiente professionistico che conta. E la FIFA, nel suo regolamento, non terrà conto dei mezzi della Jeanne d'Arc rispetto ai mezzi dell'Olympique di Marsiglia. Non si può parlare di un professionismo che sia strettamente senegalese. Quando si sa che qui certi circoli, e neanche fra i più piccoli, fanno fatica a guadagnare abbastanza per pagare gli stipendi dei loro giocatori, bisogna comunque rimanere realisti. Mi si dirà che occorre trovare delle risorse. Ma le risorse come si trovano? Si trovano interessando gli sponsor, le persone suscettibili di portare dei contributi. Ma io non conosco un operatore economico o finanziario che possa essere interessato a un prodotto dal quale non ricava niente. Oppure parliamo di mecenatismo. E i club in Africa che hanno funzionato e che hanno un alone di professionismo, sono dei club alla cui testa ci sono dei veri mecenati. Penso che, piuttosto che parlare di professionismo e comprometterne il vero senso, si debba parlare di organizzazione. Organizziamo diversamente, giochiamo con rigore, facciamo qualcosa di diverso dal professionismo.

Perdita di velocità del calcio continentale?

La perdita di velocità del calcio africano è latente ovunque soprattutto nell'Africa sub sahariana. Prendete un paese come la Costa d'Avorio, il Camerun, il Senegal o il Mali, in quei paesi il pubblico scarseggia. Ho vissuto il periodo in cui, quando il Diaraf e la Jeanne d'Arc giocavano, bisognava andare allo stadio la mattina per sperare di avere un posto seduti. Oggi ci sono solo quattro gatti a guardare le partite. Questa realtà è paradossale poiché sopraggiunge in un momento in cui il calcio africano è considerato quello che ha fatto più strada a livello mondiale. Negli anni 70 il calcio africano era indietro. Nella coppa del mondo del 1970, quando il Marocco ha pareggiato con la Bulgaria è stata una vera prodezza. Oggi, quando la Costa d'Avorio fa un pareggio contro la Bulgaria, lo si considera come un fallimento. Il paradosso è che le squadre nazionali salgono di grado sul piano mondiale nello stesso momento in cui il calcio locale regredisce.

Traduzione di Barbara Ballardin

Related items (by tag)

Leave a comment

Make sure you enter the (*) required information where indicated.
Basic HTML code is allowed.

Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 132 del marzo 2009.

 

Licenza Creative Commons
Assaman by Assaman Associazione Culturale is licensed under a Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported License.