Il Senegal attraversa forse una delle pagine più buie della sua storia politica. In quattro giorni, quattro persone hanno perso la vita in occasione dei violenti scontri tra militanti del M23 e forze dell'ordine.
Tutto è iniziato venerdì 27 gennaio. E' il giorno della pubblicazione della lista dei candidati alle presidenziali del 2012. La mattina presto, un importante dispiegamento di forze si è schierato in piazza dell'Obelisco.
A qualche centinaia di metri dall'ambasciata della Mauritania, una quindicina di veicoli, in gran parte Pick-up, un camion lancia acqua, e alcune 4x4prendonoposto. A bordo, decine di poliziotti armati di tutto punto e imbacuccati in tenute da combattimento. Dal mattino, non si sono più mossi. Fanno fronte ai simpatizzanti del movimento M23 riuniti trecento metri più avanti. In altri angoli strategici della città, è la stessa immagine di poliziotti pesantemente armati a offrirsi alla vista. E' così alla rotonda della Médina, a Sandaga e nella piazza dell'indipendenza dove il dispiegamento è ancora più importante in particolare per la presenza di un camion lancia acqua.
Nel pomeriggio, la tensione sale sensibilmente quando varie centinaia di giovani cominciano ad affluire nella piazza. I rapper si succedono sul podio per distillare canzoni ostili al potere quando non si tratta di discorsi acerbi del genere: "Noi siamo pronti a morire perché Wade non si presenti a queste elezioni", "se mai il Consiglio costituzionale convaliderà la candidatura di Wade, invaderemo il Palazzo della Repubblica...". Anche gli uomini politici non si sono fatti pregare per prendere il microfono e fare la stessa cosa.
Per tre lunghe ore, dalle 18 alle 21, i due campi si fronteggiano senza scontri. I poliziotti restano come di marmo davanti alle provocazioni di certi manifestanti.
Qualche minuto dopo le 21, si leva un clamore. In un lampo, l'informazione si diffonde: il Consiglio costituzionale ha appena convalidato la candidatura del presidente Abdoulaye Wade. Grida di collera scoppiano fra i manifestanti. Come se si fossero passati parola, decine di loro si girano verso le forze dell'ordine e cominciano a lanciare pietre. Vengono incendiati dei pneumatici. Da parte dei poliziotti la risposta non tarda. Piovono granate lacrimogene. E' la deriva. Davanti alla tenacità di certi manifestanti, il camion lancia acqua entra in scena e li fa indietreggiare di vari metri. Quanto ai leader politici e quelli del M23, se la sono filata all'inglese. Cosa che ha scatenato l'ira dei giovani manifestanti. E ha portato alcuni a dire che bisognava sospendere gli scontri poiché i loro leader erano scappati. Il corteo di Idrissa Seck ha così subito qualche lancio di pietre.
In capo a una quindicina di minuti, non c'è quasi più nessuno nel luogo dell'assembramento. I poliziotti hanno respinto i manifestanti fino al quartiere di Fass. Mentre altri giovani si sono dispersi a Colobane e alla Médina.
E' l'inizio di una lunga notte di scontri che si concluderà alla fine con la morte di un giovane ausiliario di polizia ucciso a colpi di mattoni. Si chiamava Fodé Ndiaye e non aveva che 23 anni.
L'indomani, a Podor (400 km da Dakar), una manifestazione viene duramente dispersa dalle autorità. Una donna di una sessantina d'anni e un giovane di 17 cadranno sotto i colpi delle pallottole.
Martedì 31, il M23 indice una manifestazione per obbligare Wade a ritirare la sua candidatura. Come il venerdì precedente, migliaia di manifestanti prendono d'assalto la piazza dell'Obelisco. Alcuni chiedono di marciare verso il palazzo presidenziale per tirar fuori Wade con la forza. Altri propendono per la resistenza pacifica. Davanti a questa situazione, mentre comincia a calare la notte, alcuni giovani manifestanti lanciano sassi verso i poliziotti e bruciano dei pneumatici. I poliziotti finiscono per rispondere. Nella calca che ne segue, Mamadou Diop, uno studente di 32 anni nel Master 2 di Lettere Moderne, cade prima di essere investito dal camion della polizia. Muore durante il trasporto all'ospedale. L'indomani, centinaia di studenti scendono in strada per protestare contro la morte del loro compagno.
(traduzione di Barbara Ballardin)








