Il premio per il Concorso per il miglior film africano è stato assegnato a Mort à vendre di Fauzi Bensiadi, una produzione del Marocco/Francia e Belgio. Malik, Allal e Soufiane cercano di sfuggire a una vita priva di riferimenti morali e di beni materiali, organizzando una rapina ai danni di una gioielleria di Tètouan. Una trama poliziesca (lo stesso regista recita la parte di un duro ispettore) per raccontare il germe di quel tumulto popolare che urla a gran voce "Democrazia" e che nasce dal disagio economico e sociale e dalla necessità di dare un senso all'esistenza. Ma un conto è una rapina e un altro è una rivoluzione pacifica.
Il Marocco è ancora protagonista del lavoro che ha vinto il Concorso cortometraggi africani: Sur la route du paradis di Uda Benyamina. Una storia di migrazione, di difficoltà e di rinunce. Sarah e Bilal si sono trasferiti in Francia con la madre in attesa di raggiungere il padre in Inghilterra. Ma sono clandestini e non possono, quindi, nemmeno andare a scuola. Il punto di vista è quello della bambina che, a 10 anni, è costretta ad assistere alle perquisizioni della polizia, alle retate e a vivere come un fantasma. Ma, come tutte le bambine, si innamora di un suo coetaneo perchè le emozioni sono uguali per tutti, soprattutto a quell'età...
Il Nord Africa e la rivoluzione: anch'essi sono al centro del documentario che ha vinto il premio principale nella sezione dedicata. Si intitola Rouge parole ed è firmato dal regista tunisino Elyes Baccar. Il film è proprio una "finestra sul mondo" perchè documenta il periodo tra il 18 gennaio e la fine di febbraio 2011, il mese immediatamente successivo alla fuga del presidente Ben Ali. Attraverso registrazioni amatoriali, testimonianze inedite provenienti da località lontane, ma in fermento; attraverso inserti di notiziari televisivi e radiofonici e dando voce a opinione diverse, il prodotto dà un visione d'insieme, ma dall'interno, della rivoluzione e cerca di rovesciare gli stereotipi veicolati dai media occidentali. Le immagini sono scandite a ritmo di rap e da un montaggio serrato, ma il film commuove con le parole di un'anziana madre di un martire e di un vecchio che, nel finale, profetizza un'immensa insurrezione che arriverà fino in Cina.
Il continente africano tra tradizione e modernità: questo è, invece, il soggetto del racconto filmico che ha vinto il Concorso lungometraggi: Aujourd'hui di Alan Gomis. Un film a tratti onirico che intreccia documentazione e surrealismo attraverso l'incedere e i pensieri del protagonista. Satché, seppure in piena salute, sa che oggi sarà il suo ultimo giorno di vita perchè il villaggio (in Senegal) ha deciso di sacrificarlo. La cinepresa lo pedina, riprende i suoi primi piani, accompagna il suo passo (lento come il ritmo della vita africana) mentre cammina per le strade, catturando voci, rumori, suoni, persone, oggetti che denotano le contraddizioni di un Paese a metà tra Passato e Futuro. Salché, come Gesù, fa riflettere sul senso del sacrificio. Ma, oggi, per chi e per cosa vale la pena sacrificarsi?








