Hevi Dilara presenta, nel documentario La vita per lei, la vicenda di Maria e Huda, rifugiati curdi, giunti ad Ercolano con la piccola figlia. Si tratta di un film che sprigiona il bisogno di riconoscimento, la voglia di esistere e di far sentire la propria voce anche solo attraverso una canzone popolare, attraverso quelle note e quelle parole che possono far finire in carcere chi osa intonarle.
Zakaria Mohamed Ali, da Mogadiscio, giornalista attento e sensibile che ora lavora in un centro per rifugiati di Roma, parla di Dadir - che dà il titolo anche al suo cortometraggio – una stella del calcio somalo, costretto a fuggire dal proprio Paese a causa della guerra civile. Tra pochi mesi Dadir giocherà in una squadra italiana di serie C.
Gli spettatori tifano per il lieto fine anche nel caso della coraggiosa protagonista di Chez Margherita, dell'ivoriano Hamed Dara: la donna ha lasciato il Burkina Faso per aprire un ristorante-ostello a Napoli e le difficoltà per tenerlo in attività sono tante anche perchè le manca la solidarietà dei suoi stessi connazionali...Queste sono alcune storie raccolte nel film collettivo intitolato Benvenuti in Italia, sostenuto dall'Archivio delle Memorie migranti e dalle fondazioni Open Society e Lettera 27.
Alcuni autori dei documentari avevano già qualche esperienza nel settore; altri, invece, non avevano mai utilizzato una videocamera e hanno, quindi, seguito un corso di formazione. Interessante anche il metodo di lavoro per la realizzazione di Benvenuti in Italia: le riprese sono state fatte a Venezia, Milano, Roma, Napoli (e dintorni) e ciascun ragazzo ha seguito il girato del proprio soggetto, ma si è occupato del suono dell'episodio di un altro partecipante. I giovani registi, inoltre, hanno potuto usufruire del tutoraggio da parte di Aline Hervé e di Liz Gelber, due esperte montatrici che hanno contribuito alla post-produzione di questo lavoro che propone uno sguardo sincero sul tema dell'accoglienza degli stranieri in Italia.
Anche la città di Torino (o meglio, la sua periferia desolante e fredda) è protagonista di un film, ma di fiction. Luminita è una ragazza rumena clandestina che sopravvive grazie ai furti il cui bottino viene spartito con i suoi padroni. Antonio è un uomo anziano e malato che, probabilmente, diventerà la prossima vittima della giovane donna. In Sette opere di misericordia (realizzato con un budget ridottissimo) i fratelli De Serio fanno corrispondere alla ferocia e alla ferinità di Luminita la meschinità e la violenza di Antonio e del suo collaboratore per un'indagine, a tinte fosche, sulla natura umana che può essere corrotta a volte per necessità e per disperazione, a volte per avidità o delirio di onnipotenza: e questo senza fare distinzioni tra giovani e vecchi, uomini e donne, stranieri e italiani. L'immagine salvifica è affidata ad un ragazzino moldavo che, attraverso una successione di "opere" che fungono da contrappasso ad azioni spregiudicate – accompagnerà Luminita verso l' espiazione.








