Italiano Deutsch English Francais Espanol Arabisch 
facebook

tongante

and 300x250

 

Quello che gli africani non dicono

Verso Expo 2015

Africa sport

Redazione

Abdoulaye Pap Kouma
DIRETTORE

Laura Silvia Battaglia
DIRETTORE EDITORIALE

Africa chiama Italia

Frecce

Diritto

I top della stagione 2012/2013

I top della stagione 2012/2013

Si sta avvicinando la fine della stagione calcistica europea. Un'annata nella quale sono emersi tanti talenti africani e si sono confermati ad alti li...

Cinque continenti, 90 film, un grande schermo

Cinque continenti, 90 film, un grande schermo

Al via a Milano la ventitreesima edizione del Festival del cinema africano, d'Asia e America latina. Quest'anno, occhi puntati sull'India, per i cen...

Virgem Margarida, un film racconta la storia dei campi di rieducazione del Mozambico

Virgem Margarida, un film racconta la storia dei campi di rieducazione del Mozambico

Un film in concorso a Milano al Festival di cinema africano, d'Asia e dell'America latina racconta un periodo della storia del Mozambico poco conosciu...

Senegal: 47 lottatrici contro la tubercolosi

Senegal: 47 lottatrici contro la tubercolosi

In Senegal la lotta alla tubercolosi è soprattutto un battaglia culturale. Ma con i giusti strumenti e grazie all'impegno di 47 donne, forse può esser...

  • I top della stagione 2012/2013
  • Cinque continenti, 90 film, un grande schermo
  • Virgem Margarida, un film racconta la storia dei campi di rieducazione del Mozambico
  • Senegal: 47 lottatrici contro la tubercolosi
Sabato 19 Maggio 2012 09:24

Milano, la Curt de l'America

Scritto da  Alessandra Montesanto

Civico 275, via Padova. Questa è la “curt de l'America”, una vecchia corte milanese nel quartiere di Crescenzago, dove un tempo vivano lombardi e “terroni” e oggi convivono italiani e immigrati arabi. Lemnauer Ahmine è il regista algerino coautore insieme all'italiano Francesco Cannito di un film che ne racconta la storia, con sensibilità e partecipazione. Il documentario ha partecipato all'ultima edizione del Festival africano, d'Asia e America latina e ha ottenuto una menzione speciale per il premio “Città di Milano”.

curt_de_lamericaCome è cambiata la corte rispetto a 40-50 anni fa?

I rapporti, all'interno della corte, allora erano rapporti tra persone della stessa cultura, quasi della stessa provenienza: si trattava di soli italiani per cui non c'erano diffidenze e paure e, se c'erano, erano legate alla povertà e alle difficoltà quotidiane. Con l'arrivo dei meridionali si comincia a parlare di “diffidenza” e si affermano gli stereotipi: il napoletano è un “mariuolo”, il siciliano è un mafioso...e col tempo si sono costruiti i muri mentali. Adesso la situazione si è complicata ulteriormente perchè il fenomeno migratorio è complesso in sé: bisogna inglobare tante lingue, tanti sapori, tante musiche e tradizioni diverse...

Nel film, però, emerge che nella corte si è conservato un certo spirito di collaborazione: alcuni anziani italiani vivono ancora lì dove ora vivono gli immigrati.

E' bello vedere il portinaio egiziano che accompagna la signora centenaria, oppure sentire l'arabo che chiama “fratello” il siciliano. Le differenze culturali si stemperano nella quotidianità; in fondo, si tratta di esseri umani che condividono le stesse difficoltà della vita

Come siete riusciti a entrare nelle case, nell'intimità di queste persone?

L'idea de “La curt de l'America” (come viene chiamata in dialetto milanese) è di Manuela Manni - Responsabile dell'Associazione Villa Pallavicini – che è cresciuta a Crescenzago e conosce bene la popolazione, la storia, il territorio. L'idea è piaciuta molto a me e a Francesco anche perchè io sono un immigrato algerino e lui è il prodotto dell'emigrazione interna da Sud a Nord (è di padre pugliese).

Il vostro sguardo si è rivolto separatamente al mondo arabo e al mondo italiano oppure no?

In alcuni momenti ci siamo separati perchè, per esempio, gli arabi preferivano parlare con me, con una persona che conoscesse la lingua e che avesse vissuto le stesse esperienze da ex clandestino. In altri momenti, invece, il nostro sguardo si è incrociato, soprattutto quando abbiamo affrontato i temi principali del documentario che sono: la memoria, la Storia, la quotidianità che, in fondo, è uguale per tutti. Abbiamo voluto dimostrare che i due mondi, quello arabo e quello italiano, non sono chiusi e separati.

Quanto sono importanti la lingua e i dialetti in questo film?

La lingua è importantissima perchè si tratta di un prodotto cinematografico e televisivo e le analisi che ne emergono devono essere chiare per tutti gli spettatori. Per questo motivo, prima ho parlato in arabo con gli immigrati per capire esattamente il loro pensiero e poi li abbiamo fatti esprimere in italiano per dimostrare che queste persone vogliono costruirsi davvero una realtà italiana e ci mettono tutto l'impegno.

Nel documentario un ragazzo arabo dice: “Sono venuto qui pensando di trovare sicurezze, un lavoro meno faticoso, invece... 

Io credo che i mass-media hanno un ruolo importante sia per costruire sia per distruggere: nel dare e nel togliere speranze. Inoltre, specialmente in Tunisia e in Marocco, si vedono tornare dall'Italia i paesani con le macchine piene di “tutto” e si pensa che qui si distribuisca l'oro. Aggiungiamo anche che la politica italiana non ha ancora le idee chiare sull'integrazione, o meglio, sull'inclusione...

...pensiamo al problema della cittadinanza.

I figli degli immigrati - se a 18 anni non studiano o non hanno un lavoro – rischiano di avere un permesso di soggiorno di sei mesi alla scadenza del quale vengono rimandati indietro, “a casa loro”. Ma quale casa? Sono nati e cresciuti qui!

Secondo te questo è un problema solo italiano o riguarda buona parte dell'Europa?

Così mi metti in una situazione imbarazzante...In Francia, Inghilterra o in Germania hanno cercato di costruire un progetto di multiculturalismo; è vero che sta fallendo, ma almeno ci hanno provato. In Italia no: non viene dato un lavoro, non viene assegnata una casa popolare, manca l'assistenza sanitaria. Lo Stato italiano non garantisce i diritti di base agli stranieri immigrati e, spesso, neanche agli autoctoni...

Tornando alla corte: è importante il quartiere in cui si trova? La vicinanza con il naviglio?

Negli anni '50 nel naviglio ci facevano il bagno. L'industrializzazione ha poi trasformato le abitudini, lo stile di vita e, di conseguenza, anche l'economia. Il naviglio, inoltre, era un mezzo di trasporto e di comunicazione. Ora tutto questo si è perso.

Nel documentario si intrecciano i racconti di un'anziana a quelli di un giovane: c'è anche una sorta di scambio generazionale ? E il palazzo si fa testimone silenzioso di tutto ciò che è accaduto nel corso del tempo?

In tanti palazzi milanesi si nascondono storie interessanti; bisogna solo avere la sensibilità di scoprirle e di raccontarle anche perchè conoscere il Passato, si sa, serve per capire il presente e costruire meglio il Futuro.

Leave a comment

Make sure you enter the (*) required information where indicated.
Basic HTML code is allowed.

Autorizzazione del Tribunale di Milano n° 132 del marzo 2009.

 

Licenza Creative Commons
Assaman by Assaman Associazione Culturale is licensed under a Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported License.