l luogo di incontro prescelto è stata proprio quella Piazza dell'Indipendenza, in pieno centro di Dakar, in cui il governo aveva vietato di manifestare durante il periodo pre-elettorale, e che era stato teatro dei violenti scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. Lì si sono ritrovati la mattina del 23 giugno appena trascorso i leader e i cittadini membri dell'M23, gli esponenti del collettivo di rapper Y'en a marre e alcune personalità politiche, che hanno poi organizzato un corteo verso la sede dell'Assemblea Nazionale, in Piazza Soweto.
Era stato proprio davanti a tale istituzione che il popolo senegalese aveva vivamente manifestato la sua contrarietà a quello che definiva "un tentativo di colpo di Stato costituzionale" da parte dell'allora presidente Abdoulaye Wade, fino a costringerlo al ritiro della proposta di legge. Il 23 giugno 2011, infatti, Wade aveva tentato di far approvare d'urgenza all'Assemblea Nazionale una modifica della Costituzione che avrebbe permesso di essere eletti alla presidenza con uno sbarramento del 25% (anzichè del 50%, come previsto dalla costituzione attuale), oltre che di dare la possibilità al Vice-presidente di sostituire il presidente in caso di sua morte. Se il disegno di legge fosse passato, non solo Wade sarebbe tuttora alla guida del Paese, ma secondo opposizione e società civile sarebbe riuscito a realizzare il suo progetto di devoluzione monarchica, dando il via alla successione del figlio Karim, già allora a capo di quattro ministeri.
Quel giorno, la repressione della polizia aveva causato 107 feriti e inumerevoli arresti; ma sabato scorso, a un anno di distanza, il sangue versato non era più quello dei manifestanti feriti, ma quello dei donatori. «Abbiamo organizzato una donazione di sangue, invitando in particolar modo al gesto che "salva vite" le forze dell'ordine: un'azione dal forte significato simbolico, considerate le vittime causate dagli scontri con la polizia durante le elezioni», annuncia Fadel Barro, uno dei fondatori di Yem. È proprio in onore di questi caduti che, durante la serata di chiusura della celebrazione in Piazza dell'Obelisco (luogo consuetudinario delle manifestazioni di M23 e Yem), è stata posta la prima pietra di una stele che sarà dedicata ai martiri del movimento e di chi ha lottato in difesa della democrazia.
«Siamo qui per dire alle autorità attuali che sorveglieremo sul rispetto delle promesse fatte, a cominciare dal rendere giustizia a tutte le vittime delle manifestazioni. Abbiamo chiesto dei meccanismi di riparazione ai parenti delle vittime e la libertà di tutti i giovani detenuti sulla base degli eventi del movimento», spiega Alioune Tine, leader dell'M23. «La nostra lotta ha visto la presenza massiva dei giovani, e ha portato a una conquista civica e democratica. Abbiamo acceso una fiamma che non deve spegnersi, è questo il significato della commemorazione», continua Tine. «La celebrazione dell'Anno Uno della rivoluzione cittadina è importante perchè permette di ricordare ai governanti che il popolo era lì allora e che il movimento resta ancora intatto per salvaguardare la democrazia e la buona governance. Ora osserviamo l'operato di Macky Sall, pronti comunque a intervenire se non manterrà le promesse fatte, come quelle sul carovita, sulla sanità e sulla questione dell'impunità», concorda il rapper Fou Malade, uno dei portavoce di Y'En a Marre, tra una presentazione e l'altra dei rapper che si susseguono sul palco montato per l'occasione.
Cercando di rimediare a un'assenza sul piano reale e mediatico iniziata dal momento della salita al potere dell'attuale presidente che parte dell'opinione pubblica rimprovera al movimento, e sempre coerente all'utilizzo di espedienti comunicativi, Y'En a Marre ha rimpiazzato in vista delle elezioni legislative del 1 luglio il tradizionale concetto di Nuovo Tipo di Senegalese (Nts) con quello di Nuovo Tipo di Deputato (Ntd), di cui ha presentato il manifesto di fronte all'Assemblea Nazionale. «Le sue caratteristiche? Che sia un deputato del popolo, che rappresenti la voce e gli interessi dei senegalesi e non quella del proprio partito, che lavori seriamente per loro senza assentarsi dalle riunioni dell'Assemblea approfittando dello stipendio e dei privilegi accordatigli, e che preservi l'indipendenza del potere legislativo da quello esecutivo. Il nostro messaggio alle istituzioni è chiaro», commenta Fou Malade. Chi vivrà vedrà.








