Locride, l’altra Calabria dei migranti PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Aurilia (Milano, Italy)   
Lunedì 08 Febbraio 2010 23:32
rognetta_RosarnoIl vasaio di Kabul, la vetraia rumena, l’artigiano di Caulonia si ritrovano alla Festa dei Rom di Riace. Tra le solite arretratezze e i ricatti della ’ndrangheta la solidarietà diventa metodo per la crescita di un’intera regione.

Riace è il modello. Gli altri comuni del nord della Locride, Caulonia e Stignano su tutti, hanno seguito a ruota l’esempio del sindaco Domenico Lucano. L’integrazione dei migranti è diventata sinonimo di sviluppo per una realtà segnata dalle eterne e irrisolte problematiche legate alle mafie e alla mancanza di prospettive. La Locride è da tempo il luogo dell’incontro, Riace ne è il laboratorio.

Domenico Lucano ricorda come tutto iniziò: «Nel 1998, in modo del tutto casuale, ci fu il primo importante flusso: trecento migranti giunti dal Kurdistan iracheno e turco si riversarono su una comunità di poco più di 1.700 persone». In dieci anni il piccolo comune è diventato porto franco della valorizzazione delle culture, sviluppando forme di integrazione basate non solo sull’assistenzialismo, ma soprattutto sullo sviluppo: «Riace era un borgo in agonia – continua il sindaco – ma grazie agli immigrati e alla capacità di attrazione dell’esperienza di integrazione con i residenti, il comune si è risollevato. Abbiamo messo in campo vari progetti, in primis quelli per l’accoglienza. Abbiamo utilizzato le abitazioni vuote del centro storico, rinunciando a nuove colate di cemento. In secondo luogo, abbiamo dato dignità all’asilo col recupero dei vecchi laboratori abbandonati: abbiamo riciclato cantine ottenendo officine artigiane, vetrerie, macellerie, saponerie. Il riconoscimento migliore del nostro sforzo di integrazione e sviluppo è l’immigrazione di ritorno dei giovani che a tutt’oggi collaborano con i rifugiati». Il progetto è coordinato da CittàFutura, associazione no-profit che organizza laboratori e attività per far conoscere agli studenti calabresi la realtà delle botteghe dove donne italiane e rumene lavorano allo stesso prodotto, o dove un rifugiato afghano plasma i vasi che conterranno le piante dei riacesi.

Oggi i migranti arrivano da Etiopia, Eritrea, Afghanistan e Pakistan e trovano un tessuto sociale già multietnico e pronto a fare dell’integrazione anche un motivo di rilancio economico. Gli immigrati prendono parte alle iniziative locali e condividono le proprie tradizioni con le comunità:. A settembre gli ultimi eventi: la rassegna “Murales della memoria”, mostra di graffiti sul tema dell’antimafia, e la “Festa dei Rom”, funestata da un regolamento di conti della ’ndrangheta con l’omicidio del boss Damiano Vallelunga fuori dal santuario di Cosmi e Damiano. Quasi un sinistro segnale di crisi in un equilibrio così virtuoso.

Vero è che nel sud della Locride, in particolare a Locri e Fiderno, la criminalità organizzata è più radicata. Le penetrazioni mafiose sono più profonde, come spiega Michele Inserra del Quotidiano della Calabria, «il fenomeno, relativamente recente, del caporalato ha prodotto drammi sociali». La ‘ndrangheta non dispone di una rete internazionale per il controllo dell’immigrazione clandestina, ma è il punto di riferimento europeo per le organizzazioni schiaviste mediorientali. L’edilizia è il settore dove il fenomeno è più radicato. I clandestini provenienti dal Kurdistan e dall’Afghanistan sono reclutati dalle cosche e distribuiti nei cantieri: «Abbiamo avuto molti episodi di morti sul lavoro e anche di sparizioni – continua Inserra –, migranti scomparsi da un giorno all’altro, dei quali, ogni tanto, si rinvengono dei resti».

Dal 2001, Riace, Caulonia e Stignano fanno parte del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) coordinato dall’Anci; da agosto gli stessi comuni si sono offerti di prendere in carico migranti in attesa dello status di rifugiato e in via di identificazione. «Li alloggeremo nelle case disabitate dei centri storici», dice il vulcanico sindaco Lucano, aggiungendo che «la nostra amministrazione riceve 20 euro al giorno per ogni immigrato, nulla a confronto del costo giornaliero dei centri di identificazione e di espulsione, ai quali sono corrisposti 60-70 euro al giorno pro capite». E la cosa funziona visto che decine di immigrati fuggono dal vicino campo di Crotone per approdare nell’alveo protetto del nord della Locride.

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