| Haiti, questa sconosciuta |
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| Scritto da Paola Ghinelli | ||||||
| Lunedì 08 Febbraio 2010 23:13 | ||||||
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Haiti ha vissuto una storia davvero peculiare e difficilmente associabile, nella sua complessità, a quella di altri paesi. Come la maggioranza delle isole caraibiche, è stata uno dei tre poli della famigerata tratta degli schiavi. Nei secoli di dominazione coloniale francese e inglese, quindi, il contesto storico-culturale dell'isola può essere comparabile a quello di altre isole caraibiche più studiate in Europa. Tuttavia, ciò che distingue Haiti dalle altre ex-colonie europee nei Caraibi è che fu la prima isola in cui la rivoluzione anti-francese (ma paradossalmente ispirata ai principi della rivoluzione francese) riuscì. Nel 1804, infatti, Haiti scelse il proprio nome e si autoproclamò Repubblica Negra indipendente. Questo evento senza precedenti ebbe una risonanza enorme in Europa e in America. Dopo l'indipendenza, la politica di Haiti fu estremamente instabile per un lunghissimo periodo, anzi si potrebbe affermare che fino ad oggi l'isola ha continuato a conoscere rivolgimenti politici importanti che hanno finito per danneggiarne la vita economica e sociale. Tra i tanti fattori che hanno contribuito a questa storia tormentata, uno dei principali è l'ostracismo economico e, per così dire, morale che l'intera comunità internazionale ha attivato nei confronti di questa mezza isola sin dai primi tempi della sua indipendenza. Jean-Jacques Dessalines, il primo capo dello stato di Haiti, si autoproclamò imperatore a soli due anni dall'indipendenza, contribuendo alla frammentazione dell'isola in due parti (Nord e Sud), una retta da un imperatore e l'altra sedicente democratica. Dessalines rimase comunque simbolicamente un punto di riferimento per gli haitiani, anche se la sua fama, come quella del suo successore Henri Cristophe, derivò anche dalla sua efferatezza. Inoltre, paradossalmente, questi re che erano stati schiavi ristabilirono di fatto in pochi anni un sistema del tutto simile a quello delle piantagioni, con l'unica differenza che i possidenti non erano più i bianchi ma i neri e i mulatti vicini all'imperatore. Questa situazione incrementò la già elevata diffidenza esterna nei confronti di Haiti, a proposito dei cui costumi - e in particolare sul tema del vudù - nacquero leggende vive ancor oggi. Riguardo agli eventi politici della fine del diciannovesimo secolo, si può ricordare che Haiti si riunificò, si annesse e poi si separò dalla Repubblica Dominicana, e visse qualche decina d'anni di tormentata repubblica presidenziale. Tra il 1915 e il 1930 fu sotto il controllo militare americano, che ebbe le caratteristiche salienti di tutti i controlli militari esercitati dagli Stati Uniti nell'ultimo secolo. Pochi anni dopo la dipartita formale degli americani, si instaurò un regime militare segretamente sostenuto dal governo statunitense che sfociò inevitabilmente in una dittatura. Si tratta della famigerata dittatura di François Duvalier (soprannominato Papa Doc) e di suo figlio Jean Claude Duvalier (Baby Doc) che durò complessivamente dal 1957 al 1986. Come molte dittature, quella di Papa Doc in particolare fece leva sull'immaginario popolare e sulla tradizione mitica e favolistica del paese, e a dimostrazione di questo basti citare i tontons-macoutes, famigerato corpo di polizia dai metodi efferati e dagli intenti repressivi il cui nome deriva da un personaggio del folklore haitiano. A partire da questo momento della storia haitiana, è cominciata, e continua tuttora, ciò che viene definita una vera e propria diaspora degli haitiani, i cui punti di approdo principali sono la Florida e il Québec, ma anche la Francia e altre regioni degli Stati Uniti. Dopo le dittature dei due Duvalier, Haiti è diventata formalmente una repubblica. Il presidente Aristide ha instaurato una dittatura dai caratteri certo meno efferati di quelli conosciuti da Haiti nel periodo di Papa e Baby Doc, ma pur sempre allarmanti: Amnesty International, nel suo rapporto annuale per il 2002 ha segnalato un aumento delle uccisioni di civili da parte della polizia e delle esecuzioni di "giustizia popolare" per i sospetti criminali. In questa situazione, Haiti ha subìto un embargo economico sugli aiuti sia da parte dell'Unione Europea che degli Stati Uniti. Dal 2006 il presidente della repubblica di Haiti democraticamente eletto è René Préval, in carica ancor oggi e scampato per miracolo al sisma. Questo lungo excursus storico è necessario per capire perché da anni, e in modo palese dagli anni '80, dopo la fine delle dittature Duvalier, Haiti è un paese misero, spesso seviziato da bande di delinquenti comuni. Già prima del terremoto, i furti e i rapimenti a fini di estorsione erano un'esperienza purtroppo quotidiana per molti haitiani, così come le sparatorie per strada. Le elezioni del 2006 hanno rappresentato un miglioramento sul piano politico, ma resta il fatto che l'aspettativa di vita è di 60 anni e che il 50% della popolazione è oggi analfabeta. Haiti è anche un paese che resiste, malgrado tutto. Nonostante i pochi alfabetizzati, vi è un'alta percentuale di intellettuali, giornalisti, scrittori o poeti, il paese è più che mai vivo e l'evoluzione politica che ha subito negli ultimi anni lo testimonia. Dal momento del sisma, la situazione generale della penisola haitiana risulta estremamente critica da diversi punti di vista. Sul piano dell'igiene, le stime più attendibili e recenti parlano di 200mila morti, molti dei quali non sono ancora stati sepolti. Immediatamente dopo il terremoto ho visto in televisione un'intervista a un rappresentante della protezione civile italiana che escludeva l'emergenza sanitaria ma oggi, a diversi giorni dalla tragedia, in un clima tropicale, sappiamo, dallo stesso capo della protezione civile italiana Bertolaso, che il rischio sanitario e la confusione nella gestione degli aiuti internazionali, sono già realtà. Tra i racconti che mi sono giunti in modo indiretto, ho sentito la storia di una famiglia che, per ricongiungersi con altri parenti, ha camminato per decine di chilometri incontrando solo cadaveri sul proprio tragitto. Senza contare che non è stato sempre possibile salvare chi è rimasto incastrato sotto le macerie e che la gente muore ancora. Per finire, manca tutto, l'acqua potabile come primo bene. Sul piano sociale, Haiti è un paese molto povero dove alcuni quartieri già erano in balìa di bande criminali; in una situazione come questa si è più esposti di altri a sciacallaggio ed estorsioni. Ci sono testimonianze, ormai, i appropriazioni indebite e rapine a mano armata con minacce sproporzionate al bottino. Tra l'altro, anche il carcere della capitale è crollato, insieme ad altri importanti edifici di Port-au-Prince, e molti detenuti sono scappati. Anche gli aiuti che finalmente cominciano ad arrivare da tutto il mondo vanno organizzati al meglio. Infatti, visti anche i precedenti storici ad Haiti e altrove, bisogna evitare che l'aiuto internazionale diventi una militarizzazione del Paese ad opera degli Stati Uniti o di un'altra superpotenza. Attualmente l'aeroporto di Port-au-Prince è sotto il controllo americano e i soldati girano per strada. Nonostante questo, gli scavi sono stati effettuati solo nel centro città e in un quartiere periferico come Carrefour e ancora si è costretti a scavare con le mani per recuperare le salme. Al momento, naturalmente, chi si reca ad Haiti per aiutare ad arginare l'emergenza deve possedere un'adeguata formazione medica. Ma anche chi decide di fare una semplice donazione in denaro ha il dovere di controllare, per quanto possibile, le intenzioni dell'associazione cui offre il dono. Se militarizzazione ci deve essere (e questo è molto discutibile) che almeno porti un aiuto efficace. Nel frattempo, Haiti non si arrende. I superstiti sono ormai riusciti a mettersi in contatto con l'Europa. Purtroppo l'utilissimo sito http://koneksyon.com/ è collassato perché saturo di informazioni, ma chi dovesse ancora essere alla ricerca di una persona ad Haiti o avesse informazioni riguardo a un disperso può utilizzare il person finder di Google, accessibile sempre digitando l'indirizzo http://koneksyon.com/. Sabato 16 è stata ritrovata tra le macerie Winnie, una bambina di 16 mesi, ancora in vita e in buone condizioni di salute. C'è da augurarsi che anche Haiti, come Winnie, possa riemergere dalle macerie. Per rendere concreta questa speranza, l'impegno deve essere di tutti.
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